Gli eventi atmosferici anomali: L’eccesso idrico nelle piante e nel terreno
Gli eventi atmosferici anomali: L’eccesso idrico nelle piante e nel terreno
Gli eventi atmosferici anomali di qualche settimana fa ci avvertono e ci mettono in guardia che qualcosa sta cambiando…
Frasi fatte del tipo “non ci sono più le stagioni intermedie di una volta” e “tutto si sta tropicalizzando” significano veramente che la tendenza è quella alla tropicalizzazione del clima mediterraneo. Ciò determina uno sconvolgimento degli equilibri naturali e comporta numerosi rischi sia per gli esseri umani che per le altre forme di vita sulla Terra.
L’incremento del riscaldamento globale determina un aumento dell’evapotraspitrazione. L’EVT è una grandezza fisica usata in agrometeorologia: è definita come la quantità di acqua che passa nell’aria allo stato di vapore per effetto della traspirazione delle piante e dell’evaporazione dagli specchi d’acqua, dal terreno.
Altro effetto del riscaldamento globale è anche la modifica della frequenza e dell’intensità delle piogge e della quantità che cade in una determinata regione.
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RISTAGNO IDRICO
Il ristagno idrico è una particolare situazione caratterizzata da un contenuto di acqua del suolo superiore a quella che il suolo stesso può contenere (capacità di campo).
Esistono due tipi di ristagno idrico:
- Ristagno sotterraneo: in questo caso l’acqua piovana, dopo aver attraversato lo strato coltivato o lavorato, incontra uno strato argilloso ovvero poco permeabile rallentando il processo di percolazione e creando una falda sospesa. In caso di fiume, canale o lago che hanno il livello dell’acqua più alto del piano di campagna, la falda può subire un innalzamento eccessivo.
- Ristagno superficiale: può essere causato da pioggia ma anche da irrigazioni ed inondazioni. In questo caso l’intensità della pioggia è superiore alla velocità di smaltimento del terreno per percolazione.
EFFETTI NEGATIVI DEL RISTAGNO
Tali effetti si manifestano sul terreno, sulle piante coltivate e sull’attività agricola.
Il terreno è costituito da particelle solide e da spazi vuoti che sono occupati da aria e talvolta da acqua. Quando piove l’acqua riempie questi spazi vuoti per cui l’eccesso di acqua provoca un’insufficiente aerazione. Le radici delle piante non hanno più a disposizione aria: in questa situazione prende il sopravvento l’attività dei batteri anaerobici (quelli che non hanno bisogno dell’aria per sopravvivere) che di solito sono dannosi alle piante.
Tuttavia, condizioni di ristagno idrico che permangono sul terreno per un periodo di tempo limitato (alcune ore) non provocano effetti negativi, l’effetto nocivo comincia a diventare evidente quando il ristagno si protrae per qualche giorno.
Per quanto riguarda gli effetti negativi sulle piante si hanno delle azioni dirette dovute dal tipo di coltura, dall’età della pianta, dallo stato vegetativo in cui si trova al momento del ristagno idrico. L’effetto più grave è la mancanza di ossigeno e conseguente riduzione dell’attività respiratoria delle radici. In questa situazione l’assorbimento degli elementi nutritivi viene meno e con questo anche lo sviluppo della pianta. Non ultima la possibilità di contrarre malattie causate da funghi patogeni vista la persistenza in acqua delle radici per lungo tempo.
QUALI TIPOLOGIE DI TERRENI SONO PIÙ SOGGETTE A RISTAGNO IDRICO?
I terreni sabbiosi sono permeabili in quanto ricchi di macropori e poveri di micropori. Questi ultimi sono quelli responsabili della risalita capillare dell’acqua e costituiscono il “magazzino” di accumulo dell’acqua. La ridotta presenza di micropori rende questo tipo di terreno molto sensibile alla siccità.
I terreni argillosi (contenenti più del 40% di argilla) sono ricchi di micropori per cui molto più suscettibili al ristagno idrico. Nel terreno è necessario mantenere equilibrio tra micropori e macropori e la permeabilità dei suoli dipende dai macropori.
Nel momento di riposo vegetativo il ristagno idrico non causa particolari problemi alle piante anche se permane diversi giorni. Durante la fase di attività vegetativa l’apparato radicale soffre la mancanza di ossigeno per cui le piante manifestano sofferenza con clorosi e progressivo ingiallimento delle foglie.
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COME EVITARE IL RISTAGNO IDRICO
Si tratta di interventi agronomici preventivi per favorire l’allontanamento dell’acqua prima che si accumuli sul terreno dove sono coltivate le nostre piante. Tali interventi devono essere attuati anche dopo che il danno si è verificato.
Questi interventi hanno l’obiettivo di allontanare l’acqua in eccesso, sia sulla superficie che nello strato esplorato dalle radici, cercando di non danneggiare le colture e di favorire l’immagazzinamento dell’acqua nel terreno per quanto possibile.
Le sistemazioni del terreno hanno sempre avuto una grande importanza sia per quanto riguarda le coltivazioni erbacee che per le coltivazioni arboree. Ciò che le sistemazioni agrarie dovevano e devono assicurare è garantire lo sviluppo delle colture e facilitare in pianura lo sgrondo delle acque.
Negli ultimi anni la diminuzione della piovosità annuale, unita alla concentrazione delle piogge in brevi periodi con un’intensità raramente riscontrata in precedenza, ha messo a dura prova l’efficienza della rete di scolo, per cui i ristagni idrici sono stati favoriti. Contestualmente si è assistito ad un aumento delle strutture in cemento (zone industriali, strade) che hanno ridotto le aree agricole e conseguentemente hanno interferito sulla rete di scolo che non sempre è stata sufficientemente ripristinata.
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COSA SI INTENDE PER ALLUVIONE E QUALI SONO LE CAUSE
Con alluvione si intende l’allagamento temporaneo di aree, che in condizioni normali non sono coperte di acqua, a causa di piogge abbondanti in un breve periodo di tempo o prolungate.
Un eccesso di precipitazioni può portare al superamento della capacità di assorbimento da parte del terreno e dei fiumi e torrenti che non riescono ad assolvere alla loro funzione di contenimento.
Le piogge intense e le frequenti alluvioni sono favorite dall’attività dell’uomo (deforestazione, urbanizzazione incontrollata, modifica dei corsi d’acqua, canalizzazione dei fiumi) che possono ridurre la capacità di assorbimento e favorire il deflusso superficiale dell’acqua.
Una delle cause dell’intensificazione delle alluvioni è da ricercarsi nella siccità. Periodi prolungati di siccità portano il suolo a seccarsi e a compattarsi rendendolo impermeabile e incapace di drenare l’acqua piovana.
DOPO L’ALLUVIONE IN TOSCANA…
A distanza di un mese dall’alluvione che ha colpito duramente alcune province della nostra regione si fa la stima dei danni nel settore vivaistico. Molte aziende vivaistiche si trovano al di sotto del livello dei fiumi e questo ha rallentato il deflusso dell’acqua esondata dai corsi minori, fungendo da cassa d’espansione.
Le piante rimaste troppi giorni immerse nell’acqua hanno subito un forte stress le cui ripercussioni si valuteranno nel lungo periodo.
A tal proposito è curiosa ed interessante una recente scoperta della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa riguardante la resistenza delle piante dopo situazioni di stress tipo alluvioni. I ricercatori l’attribuiscono alla presenza della proteina TOR, un sensore dell’energia, presente sia nelle piante che negli animali, che si attiva solo se l’organismo ha una buona riserva di energia e contribuisce ad aiutarlo in situazioni critiche.
Costituirebbe un adattamento delle piante a condizioni atmosferiche a cui assistiamo sempre più di frequente e che potrebbero compromettere i raccolti nonché le potenzialità di produzione delle aziende interessate.
Articolo di Elisabetta Massi