Storia della Vite…e del Vino
Storia della Vite…e del Vino
La famiglia delle Vitaceae, a cui appartiene la vite (Vitis vinifera L.) è presente nel mondo vegetale da 140 milioni di anni, come testimoniano alcuni ritrovamenti fossili del Cretaceo inferiore.
In Europa le prime tracce del genere Vitis risalgono a circa 55 milioni di anni fa, nel sito di Sezannes (Francia), dove impronte di foglie di vite furono rinvenute in strati di tufo, risalenti al Paleocenico. Le zone di vegetazione erano le attuali regioni artiche dell’Europa, dell’America e Asia settentrionali e la Groenlandia, con clima simile a quello tropicale, a quel tempo.
La produzione del vino risale ad epoche antichissime ed è probabilmente iniziata, verso la fine del neolitico, in seguito ad una casuale fermentazione di uva di viti spontanee.
In alcuni insediamenti umani preistorici sono stati rinvenuti cumuli di semi di Vitis silvestris, che potrebbero essere i residui di primitivi processi di vinificazione avvenuti in buche scavate nella terra.
In Egitto la vite era coltivata all’inizio del terzo millennio. Esistevano diverse varietà di viti e diversi tipi di vino, che era consumato dai sacerdoti, dagli alti funzionari e dai re.
In Grecia la vitivinicoltura aveva raggiunto in epoca omerica una notevole importanza, come si deduce dall’esistenza di numerose varietà di vite e precise pratiche di vendemmia e di vinificazione.
In Italia sono stati rinvenuti semi di Vitis silvestris nella zona tra il Po ed i rilevi appenninici risalenti all’età del bronzo. Era la Sicilia la regione dove la produzione di vino risale all’epoca minoica come dimostra il rinvenimento di vasi per uso vinario in una tomba presso Siracusa risalente a 2000 anni a.C. La viticoltura si diffuse intensamente nell’isola, associata ad un’intensa esportazione di vino, tanto da essere denominata Enotria dai coloni greci nell’VIII-VII secolo a.C.
Presso gli Etruschi la coltivazione della vite raggiunse un notevole progresso. Il vino fu oggetto per gli Etruschi, come per i Greci, di attiva esportazione sia nei paesi del Mediterraneo che d’oltralpe.
I Romani appresero le tecniche vitivinicole fin dall’epoca dei primi re. Nel periodo compreso tra Catone e Plinio il Giovane (61-113 d.C.) la vitivinicoltura raggiunse livelli molto elevati, il vino era consumato nei locali pubblici. L’esportazione era rilevante tanto che il porto di Ostia divenne un vero emporio vinario.
Nell’età imperiale la viticoltura divenne talmente importante da venire praticata in terreni fertili per garantire maggiori produzioni, sia per il mercato interno sia per le esportazioni. Per questo motivo vennero sacrificate altre coltivazioni come quella dei cereali. Ciò indusse Domiziano a vietare nel 92 la costituzione di nuovi vigneti e ad imporre lo spiantamento della metà delle vigne presenti nelle “provinciae” romane. Notevole era il patrimonio varietale suddiviso in vitigni da tavola e da vino.
Il vino era utilizzato in molte ricette della cucina romana. Esistevano anche vini particolari, aromatizzati, ottenuti con l’infusione di varie specie di piante e con l’aggiunta di particolari sostanze.
Nel III-IV secolo d.C., con la crisi dell’impero cominciò anche il declino della viticoltura. L’affidamento del lavoro agli schiavi, la crisi monetaria, le lotte interne, le invasioni barbariche, il disordine politico, l’insicurezza pubblica soprattutto nelle campagne crearono condizioni sfavorevoli all’agricoltura in particolare alla viticoltura. Molti agricoltori estirpavano i vigneti per sfuggire alle forti tasse tanto che, nel IV secolo, l’imperatore Teodosio decise di condannare alla pena di morte chi tagliava le viti.
Verso la fine dell’Impero Romano d’Occidente la superficie viticola aveva subito una notevole diminuzione ed era localizzata intorno alle città ed alle coste laddove gli scambi commerciali erano più fervidi.
Tra il V e il X secolo il contributo al miglioramento del patrimonio vitivinicolo in Europa fu dato dai vescovi, dai monaci, dagli ordini religiosi cristiani e dalla nobiltà laica.
Il vino era consentito nell’alimentazione delle comunità religiose e insieme al pane consacrato divenne indispensabile per la Messa, durante la comunione dei fedeli.
Le proprietà agricole degli ordini religiosi divennero centri di coltivazione della vite e l’ordine dei Benedettini portò la coltivazione della vite fino a latitudini ed altitudini estreme in Europa.
Fino all’Alto Medioevo fu ancora la religione il fattore determinante della viticoltura. Si sviluppò una viticoltura “ecclesiastica” a cui si affiancò ben presto, soprattutto in Francia, una viticoltura “signorile” praticata da principi e feudatari che sentivano la vite e il vino come simboli di prestigio e di alto livello culturale.
La viticoltura si estese in Europa in territori lungo il corso di grandi fiumi navigabili quali il Reno, la Mosella, la Senna che consentivano il trasporto del vino in lunghe distanze e a bassi costi.
Tra la fine del Basso Medioevo e il Rinascimento iniziò lo sviluppo della viticoltura “borghese”. I ceti arricchiti con l’artigianato ed il commercio investirono le loro risorse finanziarie nella viticoltura, che risultava economicamente conveniente; il consumo del vino era aumentato per le aumentate disponibilità di più ampie classi sociali, per l’incremento demografico accentrato soprattutto nelle città.
Nel XVI secolo la coltura della vite venne introdotta anche nel Nuovo Mondo, all’inizio solo con finalità religiose ovvero per la produzione di vino durante la Messa. La vite divenne ben presto importante tanto che, nel 1524, pochi anni dopo lo sbarco sulle coste dello Yucatàn, Cortes decretò, con un’ordinanza per Città del Messico, che in ogni concessione di terreno fosse prevista la piantagione di mille viti. Dal Messico la viticoltura si diffuse rapidamente verso il Sud America ed il vino divenne in breve tempo bevanda comune richiesta soprattutto dai Conquistadores spagnoli.
FLAGELLI DELLA VITE
Nella seconda metà dell’Ottocento due gravissime malattie hanno minacciato l’estinzione della Vitis vinifera. La prima fu il “mal bianco” (oidio) osservato nel 1845 in Inghilterra, che dopo pochi anni stava distruggendo tutti i vigneti europei.
Quando la viticoltura si stava risollevando dalla crisi causata dal “mal bianco”, risolta con l’impiego dello zolfo, venne colpita da un nuovo flagello, la fillossera, un insetto proveniente dall’America e comparso in Europa nel 1869 che si diffuse rapidamente in molti paesi viticoli. Solo l’utilizzo di portinnesti con “piede americano” si rivelarono resistenti pertanto si riuscì a limitare i danni.
CONSIDERAZIONI FINALI
Durante la loro storia millenaria la vite ed il vino hanno esercitato sulla cultura dell’uomo un’influenza rilevante, superiore a quella di altri prodotti agroalimentari. Ciò è da attribuire principalmente ad alcune particolari caratteristiche di questa bevanda.
La fermentazione del mosto, per l’uomo primitivo, appariva come un fenomeno misterioso, determinato da forze soprannaturali, alle quali si collegò lo stato di euforia ed ebbrezza causato dal vino.
Inoltre, il colore del vino, richiamando quello del sangue, indusse l’uomo ad attribuire, già in epoche anteriori alla religione cristiana, valori simbolici atti a stabilire una connessione tra l’uomo e la sfera della trascendenza.
I valori simbolici, religiosi e culturali della vite e del vino sono stati espressi in una serie vastissima di raffigurazioni, fin dalle epoche più remote. Si può supporre che siano rari i musei, le chiese, i luoghi archeologici in cui non siano presenti opere d’arte attinenti alla vite ed al vino.
Il vino, che ha profonde radici nella nostra cultura, un tempo era componente abituale dell’alimentazione, oggi è sempre più bevanda “d’occasione”. Passando nel tempo dalla damigiana, dal barile e dal fiasco, alle eleganti bottiglie contrassegnate da artistiche etichette, a sofisticate confezioni regalo; dal boccale e dagli anonimi bicchieri sul banco delle osterie, agli artistici bicchieri studiati per esaltare le qualità organolettiche ed i suoi profumi.
Il vino, oggi, è divenuto foriero della storia, della cultura e della tradizione del territorio di produzione. I fattori pedoclimatici del territorio e la tecnica colturale influenzano profondamente le sue caratteristiche qualitative come ciò non si verifica per nessun altro prodotto della terra.
Bibliografia
La vite e l’uomo: storia, cultura, scienza (Prolusione) – Prof. Piero Luigi Pisani Barbacciani
Articolo di Elisabetta Massi