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Il ruscus e la sua coltivazione

Ruscus (Danae Racemosa L.)

Le coltivazioni di fronda ornamentale hanno assunto negli ultimi decenni una crescente importanza nel panorama floricolo italiano. Un posto di primo piano è rappresentato dal Ruscus, la cui coltivazione come fronda recisa risale agli anni ’20 del secolo scorso in Liguria, per poi diffondersi su larga scala anche in altri comprensori italiani moltiplicando la sua superficie coltivata.

La crescente importanza della coltura e la necessità di una specializzazione degli operatori hanno prodotto nel tempo una richiesta di maggiore conoscenza delle esigenze e delle potenzialità colturali di questa specie, al fine di ottenere produzioni superiori sia in termini di quantità che di qualità e di razionalizzare le operazioni colturali attraverso una corretta gestione della pianta.

Descrizione della pianta

Il Ruscus appartiene alla famiglia delle Liliaceae (oppure Asparagaceae secondo altre classificazioni); è una specie erbacea sempreverde, originaria del Nord della Siria e dell’Iran ed introdotta in Europa nel 1713. Si caratterizza per la presenza di steli ramificati (le fronde) con un asse centrale robusto ed eretto, con ramificazioni che portano 2-10 fillocladi (steli appiattiti con aspetto di foglie) laterali inseriti con disposizione alterna; l’apice della singola ramificazione reca l’infiorescenza oppure è abortito.

L’altezza della fronda varia da 10-15 cm nelle piante più giovani, fino ad arrivare a 120 cm su piante adulte e vigorose con numero di fillocladi che varia da 10 ad oltre 300.

Gli internodi hanno la lunghezza maggiore nella parte basale e mediana della fronda e minore in quella apicale. I fillocladi sono di forma ovato-lanceolata leggermente asimmetrici di colore verde scuro, lucidi; le loro dimensioni sono maggiori nella parte mediana e basale della fronda e minori nonché di forma più allungata nella parte apicale.

Il fiore è un’infiorescenza composta da 2-7 fiori bianco giallastri brevemente peduncolati e il frutto è una bacca sferica che maturando diventa color rosso arancio di consistenza carnosa di 1-1,5 cm di diametro.

La parte sotterranea della pianta comprende un corto rizoma (n.d.r. fusto modificato sotterraneo con andamento orizzontale) su cui sono inserite numerose gemme di colore bianco giallastro disposte in gruppi, esternamente ricoperte da squame.

Le radici sono carnose, spesse e robuste di colore biancastro, poco ramificate ed inserite su tutta la lunghezza del rizoma.

Le fronde emergono dal terreno in un periodo molto ristretto (fine marzo-metà aprile); inizialmente hanno l’aspetto dei turioni come nell’asparago, con le ramificazioni ricoperte dalle scaglie (che rappresentano le vere foglie).

Propagazione

Il Ruscus si riproduce per seme prodotto annualmente, la raccolta di esso si effettua tra febbraio e marzo quando la bacca è rossa e leggermente raggrinzita. La semina avviene a marzo dello stesso anno, dopo aver ripulito bene i semi dai tegumenti. Il letto di semina deve essere preparato su terreno sciolto e ammendato con sabbia e torba; dopo averlo livellato e spianato si distribuiscono i semi a spaglio che poi saranno ricoperti da un leggero strato di torba o terriccio.

Il semenzaio deve essere coperto con una rete ombreggiante su tutti i lati. La germinazione avviene dopo 8/10 mesi, le plantule rimangono in semenzaio circa 2 anni, tempo necessario alla formazione di un buon apparato radicale e all’emissione di 1-2 turioni. Successivamente le piantine vengono trasferite in vivaio per altri due anni, in questo periodo la pianta svilupperà il rizoma ed un numero più elevato di turioni.

In vivaio le piante vengono trapiantate ad una distanza di circa 5 cm l’una dall’altra su terreno ben lavorato e drenato, arricchito di sostanza organica. In questa fase si iniziano le più comuni pratiche colturali, leggere irrigazioni, fertirrigazione completa a bassa concentrazione e trattamenti antiparassitari. Le piante ottenute da seme vanno in produzione dal 5-6° anno dalla semina.

La moltiplicazione del Ruscus può essere fatta anche per divisione di ceppaia utilizzando piante madri adulte di diversi anni; si effettua quando la parte aerea è in stasi vegetativa.

Esigenze di terreno ed impianto

Il Ruscus predilige terreni di medio impasto, sciolti ben drenanti, freschi, ricchi di sostanza organica con pH compreso tra 5,5 e 7.

Prima dell’impianto è opportuno fare un’analisi chimico-fisica del terreno al fine di effettuare un’idonea correzione al momento della preparazione dello stesso. Il terreno deve essere lavorato ad una profondità di 40-50 cm per facilitare lo sgrondo delle acque. Con questa operazione si provvede all’interramento di concime organico di base quindi si procederà ad una fresatura per sminuzzare le zolle. Con una seconda fresatura, limitata alla superficie da piantare, si provvederà all’interramento di eventuali altri concimi, ammendanti e correttivi se necessari.

La messa a dimora delle piantine va effettuata da settembre a febbraio sia per piante provenienti da seme che per piante provenienti da divisione di ceppaia; la densità è di circa 10 piante/mq con distanza di 40-50 cm fra le piante e di 80 cm fra le file. Per contenere le erbe infestanti si può effettuare una pacciamatura con lolla di riso o corteccia di pino. In alternativa si possono utilizzare prodotti diserbanti ad azione anti-germinante.

Esigenze ambientali

Il Ruscus è una pianta sciafila (predilige l’ombra), con scarse esigenze di luce (in natura è diffusa nel sottobosco); la riduzione di energia radiante viene ottenuta tramite applicazioni di reti ombreggianti. La copertura ombreggiante viene sistemata a 2-2,5 metri di altezza; in genere si usano reti in polietilene di colore verde o nero. La scelta della tipologia di ombreggio varia in funzione dell’esposizione del terreno e della regione in cui avviene la coltivazione.

Il livello di ombreggiamento influisce da un lato sulla crescita della pianta, dall’altro sulle caratteristiche morfologiche ed ornamentali della fronda. Al crescere dell’ombreggiamento l’altezza della fronda aumenta, mentre diminuisce il numero di fillocladi totale e il numero di ramificazioni, pertanto gli internodi tendono ad allungarsi. Inoltre, aumenta la dimensione media dei fillocladi, ma non viene influenzata la loro forma.

Il colore della fronda è più chiaro con ombreggiamenti dal 70%-80%, è invece molto più scuro con ombreggio sopra il 90%.

La produzione di fronda in termini di peso risulta simile con ombreggiamenti che vanno dal 70%-80%, cala leggermente con ombreggiamenti del 85-90% mentre diminuisce in maniera consistente con ombreggi sopra il 90%. All’aumento dell’ombreggio sopra il 90% diminuisce il numero di fronde prodotte.

La temperatura influisce sia sulla velocità di accrescimento che sulla modalità di sviluppo dei singoli organi. La resistenza al gelo è accertata almeno fino a -5°C. Ad una temperatura di 6°C protratta per un certo periodo i turioni si allungano al ritmo di 4 cm al mese, mentre a 24°C l’allungamento è di 3-4 cm al giorno. A 6°C l’espansione dei fillocladi viene ritardata rispetto al normale sviluppo della fronda, cosicché la fase di turione si prolunga, producendo steli anche di 70-80 cm di lunghezza; le fronde che si sviluppano a questa temperatura sono molto vigorose con lunghezza a volte superiore a 1,2 m.

Una temperatura elevata favorisce la formazione di un maggior numero di gemme che via via differenziano la fronda al loro apice. Le fronde già differenziate all’interno delle gemme tendono a deperire dopo alcuni mesi di permanenza ad alta temperatura. È infatti necessario che le gemme siano sottoposte a basse temperature (vernalizzazione) affinché la differenziazione dei fillocladi giunga a termine e si abbia la formazione dei turioni. In condizioni normali di coltivazione, nel periodo freddo, si ha la vernalizzazione delle gemme formatesi in estate e l’emergenza della fronda a fine inverno, quando le crescenti temperature favoriscono un rapido allungamento dei turioni.

Ritmo di crescita ed asporti della pianta

Fra giugno e novembre si verifica un accrescimento del rizoma con massima intensità tra giugno e settembre, contemporaneamente avviene lo sviluppo dell’apparato radicale. Successivamente, tra dicembre e marzo si verifica una stasi nell’accrescimento della parte ipogea (sottoterra) con la pianta che si prepara ad emettere nuove fronde.

Di seguito le fasi di sviluppo della fronda e periodi dell’anno:

Inizio germogliamento: fine gennaio

Inizio levata: marzo – aprile

Distensione dei cladodi: aprile – maggio

Inscurimento (da verde chiaro a verde scuro): giugno

Maturazione: giugno – primi luglio

Quindi nel secondo semestre dell’anno abbiamo una situazione statica per quanto riguarda il peso della fronda, eccetto il periodo agosto-novembre in cui si ha l’accrescimento dei frutti. La pianta è quindi in crescita continua nel corso dell’anno; crescita che riguarda i vari organi col succedersi delle condizioni stagionali.

Concimazione

Fondamentale è la somministrazione della sostanza organica in superficie, utile a mantenere buone condizioni di struttura superficiale del terreno e condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo del rizoma (parte del fusto sotterraneo che funge da radice). Di solito la somministrazione di sostanza organica viene eseguita con cadenza annuale a fine autunno-inizio inverno. Si consideri che il 5-10% dell’azoto somministrato attraverso la sostanza organica viene utilizzato effettivamente dalla pianta. Il periodo di maggiore utilizzo degli elementi nutritivi corrisponde alle fasi fenologiche che vanno dall’inizio della levata dei germogli alla distensione dei cladodi, momento in cui si produce gran parte della biomassa vegetale.

Per effettuare una concimazione di mantenimento precisa per l’appezzamento considerato è fortemente consigliabile fare un’analisi del terreno ad anni alterni per impostare un piano di concimazione che tenga conto effettivamente, in base alle asportazioni della coltura, di quello che il terreno già possiede e ciò che è necessario reintegrare.

Uno schema teorico di intervento per la concimazione del Ruscus potrebbe essere il seguente:

  • Novembre-dicembre: intervenire con un concime organico azotato a lento rilascio
  • Gennaio-febbraio: utilizzare concimi minerali o concimi organo-minerali
  • Marzo: concime minerale ad alto titolo di ferro e magnesio (elementi di fondamentale importanza per il verde ornamentale).

Modalità di raccolta delle fronde

L’emissione dei turioni comincia ad inizio primavera, la maturazione della fronda è completa ad inizio estate e questa si conserva in ottimo stato per lungo tempo, permettendo di estendere il periodo di raccolta per la maggior parte dell’anno secondo le richieste del mercato.

La raccolta viene effettuata a scalare, raccogliendo la fronda più matura (di colorazione più scura) per ogni pianta, fino a quando rimangono solo i nuovi germogli dell’anno successivo. È opportuno lasciare sulla pianta parte della vegetazione come “tiraggio” fino alla primavera successiva, per non deprimere troppo la vigoria della pianta. Se infatti le ultime fronde vengono raccolte prima che i nuovi getti raggiungano un certo sviluppo, le nuove fronde che si formano subiscono una riduzione di peso e di dimensione. Con taglio completo e precoce della vegetazione, prima del risveglio vegetativo, la produzione di fronde viene ridotta (circa il 60% in meno); ciò è imputabile ad una diminuzione di fronde emerse e ad una riduzione di peso delle medesime.

Nonostante ciò, gli agricoltori tendono a tagliare le ultime fronde vecchie della pianta già quando i turioni sono appena emersi, senza attendere il dispiegamento delle nuove fronde. Tale scelta è preferibile per due motivi:

  1. Perché i tagli in questo periodo limitano al massimo i danni meccanici sulle nuove fronde; raccogliendo tardivamente aumentano i rischi di rotture e danneggiamento dei nuovi turioni.
  2. Le fronde iniziano a mostrare segni di senescenza, con ingiallimento e perdita dei fillocladi, se raccolte tardivamente.

La raccolta delle nuove fronde inizia generalmente a metà luglio ma, a volte, per motivi di richiesta sul mercato, viene anticipata a giugno quando la pianta non ha ancora assunto la consistenza definitiva per cui, in questo caso, la deperibilità del prodotto raccolto è maggiore.

Le fronde, una volta selezionate in base alla loro lunghezza, vengono commercializzate a peso (da 250-500 grammi) oppure a stelo (decine).

In generale le fronde ornamentali sono un elemento indispensabile per la decorazione floreale. Ciò che ha determinato il successo del Ruscus sono i suoi steli ramificati, le sue foglie lanceolate, il suo intenso colore verde ma soprattutto la sua resistenza e durata come stelo reciso.

Articolo di Elisabetta Massi

Gli eventi atmosferici anomali: L’eccesso idrico nelle piante e nel terreno

Gli eventi atmosferici anomali: L’eccesso idrico nelle piante e nel terreno

Gli eventi atmosferici anomali di qualche settimana fa ci avvertono e ci mettono in guardia che qualcosa sta cambiando…

Frasi fatte del tipo “non ci sono più le stagioni intermedie di una volta” e “tutto si sta tropicalizzando” significano veramente che la tendenza è quella alla tropicalizzazione del clima mediterraneo. Ciò determina uno sconvolgimento degli equilibri naturali e comporta numerosi rischi sia per gli esseri umani che per le altre forme di vita sulla Terra.

L’incremento del riscaldamento globale determina un aumento dell’evapotraspitrazione. L’EVT è una grandezza fisica usata in agrometeorologia: è definita come la quantità di acqua che passa nell’aria allo stato di vapore per effetto della traspirazione delle piante e dell’evaporazione dagli specchi d’acqua, dal terreno.

Altro effetto del riscaldamento globale è anche la modifica della frequenza e dell’intensità delle piogge e della quantità che cade in una determinata regione.

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RISTAGNO IDRICO

Il ristagno idrico è una particolare situazione caratterizzata da un contenuto di acqua del suolo superiore a quella che il suolo stesso può contenere (capacità di campo).

Esistono due tipi di ristagno idrico:

  1. Ristagno sotterraneo: in questo caso l’acqua piovana, dopo aver attraversato lo strato coltivato o lavorato, incontra uno strato argilloso ovvero poco permeabile rallentando il processo di percolazione e creando una falda sospesa. In caso di fiume, canale o lago che hanno il livello dell’acqua più alto del piano di campagna, la falda può subire un innalzamento eccessivo.
  2. Ristagno superficiale: può essere causato da pioggia ma anche da irrigazioni ed inondazioni. In questo caso l’intensità della pioggia è superiore alla velocità di smaltimento del terreno per percolazione.

EFFETTI NEGATIVI DEL RISTAGNO

Tali effetti si manifestano sul terreno, sulle piante coltivate e sull’attività agricola.

Il terreno è costituito da particelle solide e da spazi vuoti che sono occupati da aria e talvolta da acqua. Quando piove l’acqua riempie questi spazi vuoti per cui l’eccesso di acqua provoca un’insufficiente aerazione. Le radici delle piante non hanno più a disposizione aria: in questa situazione prende il sopravvento l’attività dei batteri anaerobici (quelli che non hanno bisogno dell’aria per sopravvivere) che di solito sono dannosi alle piante.

Tuttavia, condizioni di ristagno idrico che permangono sul terreno per un periodo di tempo limitato (alcune ore) non provocano effetti negativi, l’effetto nocivo comincia a diventare evidente quando il ristagno si protrae per qualche giorno.

Per quanto riguarda gli effetti negativi sulle piante si hanno delle azioni dirette dovute dal tipo di coltura, dall’età della pianta, dallo stato vegetativo in cui si trova al momento del ristagno idrico. L’effetto più grave è la mancanza di ossigeno e conseguente riduzione dell’attività respiratoria delle radici. In questa situazione l’assorbimento degli elementi nutritivi viene meno e con questo anche lo sviluppo della pianta. Non ultima la possibilità di contrarre malattie causate da funghi patogeni vista la persistenza in acqua delle radici per lungo tempo.

QUALI TIPOLOGIE DI TERRENI SONO PIÙ SOGGETTE A RISTAGNO IDRICO?

I terreni sabbiosi sono permeabili in quanto ricchi di macropori e poveri di micropori. Questi ultimi sono quelli responsabili della risalita capillare dell’acqua e costituiscono il “magazzino” di accumulo dell’acqua. La ridotta presenza di micropori rende questo tipo di terreno molto sensibile alla siccità.

I terreni argillosi (contenenti più del 40% di argilla) sono ricchi di micropori per cui molto più suscettibili al ristagno idrico. Nel terreno è necessario mantenere equilibrio tra micropori e macropori e la permeabilità dei suoli dipende dai macropori.

Nel momento di riposo vegetativo il ristagno idrico non causa particolari problemi alle piante anche se permane diversi giorni. Durante la fase di attività vegetativa l’apparato radicale soffre la mancanza di ossigeno per cui le piante manifestano sofferenza con clorosi e progressivo ingiallimento delle foglie.

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COME EVITARE IL RISTAGNO IDRICO

Si tratta di interventi agronomici preventivi per favorire l’allontanamento dell’acqua prima che si accumuli sul terreno dove sono coltivate le nostre piante. Tali interventi devono essere attuati anche dopo che il danno si è verificato.

Questi interventi hanno l’obiettivo di allontanare l’acqua in eccesso, sia sulla superficie che nello strato esplorato dalle radici, cercando di non danneggiare le colture e di favorire l’immagazzinamento dell’acqua nel terreno per quanto possibile.

Le sistemazioni del terreno hanno sempre avuto una grande importanza sia per quanto riguarda le coltivazioni erbacee che per le coltivazioni arboree. Ciò che le sistemazioni agrarie dovevano e devono assicurare è garantire lo sviluppo delle colture e facilitare in pianura lo sgrondo delle acque.

Negli ultimi anni la diminuzione della piovosità annuale, unita alla concentrazione delle piogge in brevi periodi con un’intensità raramente riscontrata in precedenza, ha messo a dura prova l’efficienza della rete di scolo, per cui i ristagni idrici sono stati favoriti. Contestualmente si è assistito ad un aumento delle strutture in cemento (zone industriali, strade) che hanno ridotto le aree agricole e conseguentemente hanno interferito sulla rete di scolo che non sempre è stata sufficientemente ripristinata.

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COSA SI INTENDE PER ALLUVIONE E QUALI SONO LE CAUSE

Con alluvione si intende l’allagamento temporaneo di aree, che in condizioni normali non sono coperte di acqua, a causa di piogge abbondanti in un breve periodo di tempo o prolungate.

Un eccesso di precipitazioni può portare al superamento della capacità di assorbimento da parte del terreno e dei fiumi e torrenti che non riescono ad assolvere alla loro funzione di contenimento.

Le piogge intense e le frequenti alluvioni sono favorite dall’attività dell’uomo (deforestazione, urbanizzazione incontrollata, modifica dei corsi d’acqua, canalizzazione dei fiumi) che possono ridurre la capacità di assorbimento e favorire il deflusso superficiale dell’acqua.

Una delle cause dell’intensificazione delle alluvioni è da ricercarsi nella siccità. Periodi prolungati di siccità portano il suolo a seccarsi e a compattarsi rendendolo impermeabile e incapace di drenare l’acqua piovana.

DOPO L’ALLUVIONE IN TOSCANA…

A distanza di un mese dall’alluvione che ha colpito duramente alcune province della nostra regione si fa la stima dei danni nel settore vivaistico. Molte aziende vivaistiche si trovano al di sotto del livello dei fiumi e questo ha rallentato il deflusso dell’acqua esondata dai corsi minori, fungendo da cassa d’espansione.

Le piante rimaste troppi giorni immerse nell’acqua hanno subito un forte stress le cui ripercussioni si valuteranno nel lungo periodo.

A tal proposito è curiosa ed interessante una recente scoperta della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa riguardante la resistenza delle piante dopo situazioni di stress tipo alluvioni. I ricercatori l’attribuiscono alla presenza della proteina TOR, un sensore dell’energia, presente sia nelle piante che negli animali, che si attiva solo se l’organismo ha una buona riserva di energia e contribuisce ad aiutarlo in situazioni critiche.

Costituirebbe un adattamento delle piante a condizioni atmosferiche a cui assistiamo sempre più di frequente e che potrebbero compromettere i raccolti nonché le potenzialità di produzione delle aziende interessate.

Articolo di Elisabetta Massi

Autunno: stagione di preparazione

Autunno: stagione di preparazione

In agricoltura novembre, ed in genere l’autunno, è il momento della programmazione invernale per la stagione successiva in cui tutto si risveglierà.

Qualche consiglio utile di seguito…

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NEL GIARDINO

Nel nostro giardino si possono effettuare le lavorazioni del terreno prima delle gelate o comunque prima delle temperature basse invernali. Per quanto riguarda la concimazione di fondo è importante provvedere somministrando tanta sostanza organica e concimi a base di fosforo e potassio.

Per i nuovi impianti di arbusti e alberi è questo il momento giusto!

È necessario fare “pulizia” eliminando i rami secchi e danneggiati in quanto ricettacolo per eventuali funghi, batteri ed insetti. Dopo il taglio si consiglia di “disinfettare” con prodotti rameici ed insetticidi ammessi. Se si preferisce essere più “rispettosi” dell’ambiente si possono utilizzare i corroboranti che aumentano le difese delle piante.

Qualche notizia utile sui corroboranti

Sono sostanze di origine naturale in grado di migliorare la resistenza delle piante nei confronti degli agenti patogeni e proteggere le stesse dai danni non parassitari. Non sono prodotti fitosanitari né fertilizzanti. Dai primi si differenziano perché agiscono sul vigore della pianta senza esplicare azione contro i parassiti, diversamente dai fertilizzanti non hanno funzione nutrizionale sulle piante.

Tra i corroboranti più noti si ricordano:

  •  Propoli – deriva da sostanze resinose di numerose piante che le api provvedono ad elaborare con le loro secrezioni salivari. In frutticoltura la propoli favorisce lo sviluppo delle gemme, l’allegagione e lo sviluppo iniziale del frutticino. In generale ha azione fitostimolante, potenzia le autodifese della pianta.
  • Zeolite – minerale di origine vulcanica contenente ossido di silicio e ossido di alluminio. Per sua struttura ha la capacità di assorbire acqua pertanto può essere sfruttata per togliere il “velo d’acqua” che si instaura sulle piante, facilitando l’asciugatura e creando un ambiente ostile alla proliferazione di funghi fitopatogeni tipo botrite. Ha ottima efficacia cicatrizzante nei confronti di microferite che possono fungere da potenziali vie d’infezione.
  • Sapone molle – è un sapone di potassio liquido di origine naturale derivante da oli vegetali. È un prodotto idrosolubile e biodegradabile con azione di contatto sugli insetti a corpo molle. Ha azione disgregante nei confronti di residui organici come melate prodotti da insetti e fumaggini. In miscela con prodotti fitosanitari svolge azione bagnante, adesivante e veicolante rendendo uniforme la copertura della superficie vegetale trattata.
  • Lecitina di soia – è un prodotto naturale estratto dai semi della soia. Agisce contro le malattie fungine per contatto sul patogeno. I fosfolipidi da cui è composta riescono ad inibire la germinazione dei funghi patogeni, rende più elastiche e resistenti le pareti cellulari dei tessuti vegetali, frutti compresi. Nelle miscele funziona come emulsionante rendendo più efficace il trattamento perché distribuito più uniformemente.

PIANTE ACIDOFILE

Le piante acidofile come le camelie, azalee, ortensie e rododendri vanno concimate con concimi a reazione acida e ad alto titolo di potassio che le proteggerà dalle basse temperature e ferro. Le ortensie dovranno essere potate per favorire la futura fioritura e trattate con prodotti a base di rame.

Per quanto riguarda il prato, con il freddo è doveroso effettuare tutte quelle cure che lo predispongano alla ripresa vegetativa ovvero la pulizia e il taglio del tappeto erboso. È fondamentale alzare l’altezza del taglio in modo che si protegga meglio, che possa sopperire alla minor luce con una superficie fogliare maggiore, per soffocare eventuali infestanti che, vista la maggior compattezza del prato, avranno a disposizione meno spazio per svilupparsi.

Togliere le foglie è un’operazione fondamentale per evitare che, rimanendo sul prato possano portare a processi di marcescenza con successivo sviluppo di funghi invernali. La concimazione autunnale prevede l’apporto di concime con alto titolo di potassio per preparare il prato all’inverno e promuovere la crescita vegetativa in primavera.

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COSA SI FA NELL’ORTO?

Novembre è il mese della sistemazione del terreno e della preparazione per le colture della stagione successiva. La lavorazione dovrebbe assicurare la “rottura” del terreno per renderlo ben drenante, ciò faciliterebbe le lavorazioni primaverili. Per quanto riguarda le piantagioni, in questo mese si consigliano bulbi di aglio, cipolla e la semina delle leguminose, fave e piselli.

Nonostante l’inverno non sia una stagione particolarmente accogliente per le nostre piante per via delle temperature rigide e delle ridotte ore di luce esistono comunque delle colture che sopportano tali condizioni.

Si può dire che gli ortaggi invernali sono sia quelli che si piantano in tardo autunno e si svilupperanno fino alla fine dell’inverno come lattuga, spinaci, radicchio, bietola, carote nonché quelli che si piantano in estate come cavoli, porri e finocchi e si raccolgono in inverno.

…E NEL FRUTTETO?

Per mettere a dimora i piccoli alberi da frutto il periodo giusto è quello del riposo vegetativo ovvero da novembre a febbraio evitando i periodi in cui il terreno è gelato. Prima di piantare è sempre buona norma valutare se il terreno è adatto (i terreni asfittici non sono idonei per i peschi).

Nei frutteti già in produzione bisogna conservare alta la fertilità del terreno; ciò consente alle piante di immagazzinare una buona dose di elementi nutritivi nei tessuti di riserva del legno. Uno dei principali elementi da reintegrare prima del riposo invernale è il potassio, oltre a tanta sostanza organica al terreno che, in seguito all’attività della microflora batterica, si trasformerà in elementi nutritivi per la pianta. La sostanza organica sarà anche utile per migliorare la struttura del terreno, determinando una buona porosità e migliorando la capacità di ritenzione idrica.

L’inverno è la stagione in cui il frutteto blocca la sua attività vegetativa: gli alberi da frutto entrano in dormienza e cadono le foglie. Proprio queste ultime dovrebbero essere rimosse soprattutto se durante il ciclo produttivo le piante hanno subito attacchi di funghi, in particolare la bolla; il fungo sverna proprio sulle foglie vecchie a terra.

In questo periodo si effettuano i principali lavori di potatura, le basse temperatura ci mettono al riparo dalle principali malattie per il fatto che gli agenti patogeni rimangono quiescenti. Ma questo non ci deve ingannare poiché la stagione autunno-vernina è un momento chiave per effettuare i trattamenti di prevenzione da alcune malattie in quanto le spore e i microrganismi svernano sulle piante.

I principali alberi da frutto si dividono in due gruppi: pomacee (melo, pero) e drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio).

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Trattamenti consigliati per la difesa nel periodo invernale:

Cancri e disseccamenti rameali                                            Prodotti rameici

Cocciniglia                                                                              Olio minerale

Psilla                                                                                   Caolino

Cancro delle drupacee                                                         Prodotti rameici

Corineo, Batteriosi                                                                 Prodotti rameici

Cocciniglia                                                                             Olio minerale

Bolla, Cancro (o maculatura batterica)                Prodotti rameici

Bolla, Corineo, Cancri rameali                             Prodotti a base di Dodina o Captano o Ziram

Cocciniglia bianca                                              Olio minerale, prodotti a base di Pyriproxifen

*** I prodotti consigliati per i trattamenti in agricoltura convenzionale necessitano di un patentino per l’acquisto.

Bolla, Cancro (o maculatura batterica)                                  Prodotti rameici

Cocciniglia bianca                                                                  Olio minerale

OLIVETO

Nell’oliveto, dopo la raccolta delle olive, è necessario effettuare le concimazioni autunnali che rivestono un ruolo essenziale nel favorire l’accumulo delle sostanze di riserva. In questa fase del ciclo si deve tener conto del fatto che la pianta tenderà ad accumulare sostanze nutritive di riserva affinché possa superare l’inverno, migliorare la ripresa vegetativa (differenziazione delle gemme) e limitare il fenomeno dell’alternanza di produzione.

La concimazione autunnale dovrebbe prediligere fosforo e potassio in associazione a concimi organici. Da evitare in questa fase la concimazione a base di azoto in quanto elemento facilmente dilavabile e lisciviabile. Se ne riparlerà alla ripresa vegetativa.

L’autunno è anche la stagione della semina dei cereali autunno-vernini: frumento duro, frumento tenero, orzo, avena, farro, segale. Sono piante microterme ovvero sopravvivono a basse temperature per cui possono essere seminati nel tardo autunno per essere raccolti ad inizio estate. La concimazione di fondo è molto importante perché azoto e fosforo sono necessari fin dalle prime fasi di sviluppo. Il rischio è quello che l’azoto, vada sprecato invece di essere disponibile quando serve, in quanto elemento mobile e facilmente dilavabile. La soluzione può essere quella di utilizzare concimi contenenti elementi a cessione controllata che rilasciano l’azoto gradualmente in base alle esigenze nutritive della pianta in questione.

In quasi tutti i contesti che abbiamo analizzato si è avuto modo di constatare che ciò che dobbiamo apportare al terreno in questo periodo sono i concimi organici e concimi a base di potassio. Il potassio è un elemento che svolge importanti funzioni, tra cui quella di migliorare la turgidità dei tessuti rendendo la pianta maggiormente resistente agli stress abiotici (freddo) e biotici (funghi e batteri).

La sostanza organica ha un ruolo di fondamentale importanza nel suolo. Ha un effetto diretto sulla crescita delle piante grazie alla sua influenza sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno. Le sue funzioni biologiche vengono svolte come substrato alimentare per gli organismi animali e microrganismi che attraverso fermentazioni, decomposizioni e trasformazioni contribuiscono alla formazione dell’humus, prodotto da cui si liberano elementi minerali e composti organici semplici utili per la nutrizione delle nostre piante.

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Articolo di Elisabetta Massi

L’agrifoglio: cura, manutenzione e curiosità

Novembre il mese dell’Agrifoglio

Il suo nome botanico è ILEX AQUIFOLIUM; Il termine Ilex deriva dal nome latino del leccio (Quercus ilex), utilizzato da Linneo come nome generico dell’agrifoglio per le foglie simili; secondo alcuni autori forse è derivato dal greco ὑλήεις hyléeis boscoso, selvoso. L’epiteto specifico aquifolium proviene da ácus -acútus ago, acuto e folium foglia: con foglie spiniose.

Tra le specie e varietà, I. aquifolium: detto anche ‘Alloro spinoso’ e ‘Pungitopo maggiore’; originario dell’Europa, Nord Africa e Asia occidentale, è una specie sempreverde, comune decorazione natalizia dell’emisfero occidentale; foglie lucide verdi scure; è una specie dioiche, ovvero presenta fiori maschili e femminili su piante separate; i frutti sono drupe rosse a maturazione e persistono per tutto l’inverno

L’agrifoglio è una pianta tipicamente da esterno, prospera in luoghi umidi e miti.  E’ una pianta che ama un terreno di medio impasto, profondo, friabili, ben drenato e ricco di sostanza organica in una posizione soleggiata o semiombreggiata.

La cura dell’agrifoglio è relativamente semplice. La pianta va innaffiata regolarmente, soprattutto durante i periodi di siccità. È importante evitare di lasciare asciugare completamente il terreno. Nel periodo primaverile-estivo è consigliabile concimare la pianta con un fertilizzante organico.

In autunno concimare abbondantemente con una concimazione organica, incorporando l’humus nel terreno.

La potatura dell’agrifoglio va effettuata in autunno, dopo la caduta delle foglie. La potatura serve a mantenere la pianta in forma e a favorire la produzione di nuovi germogli.

L’agrifoglio è una pianta molto resistente alle malattie e agli insetti. Tuttavia, può essere attaccata dalla cocciniglia farinosa, da afidi e da ruggine. In caso di infestazioni, è necessario intervenire con prodotti specifici.

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L’agrifoglio e il Natale

L’agrifoglio è una pianta sempreverde che viene utilizzata da secoli durante le festività natalizie. Le sue bacche rosse, infatti, sono un simbolo classico del Natale.

L’origine di questo legame è molto antica. I Celti, che abitavano l’Europa occidentale prima dell’arrivo dei Romani, consideravano l’agrifoglio una pianta sacra. Credevano che le sue spine proteggessero dalle forze maligne e che le sue bacche rappresentassero il sangue dei loro antenati.

I Romani, che a loro volta adottarono l’agrifoglio come pianta sacra, lo associavano al dio Saturno, dio dell’agricoltura e della fertilità. Durante i Saturnali, un festival che si celebrava in inverno, i Romani usavano adornare le loro case con rami di agrifoglio per propiziarsi la buona sorte per l’anno nuovo.

Nel Medioevo, l’agrifoglio divenne un simbolo cristiano della nascita di Gesù Cristo. Le sue bacche rosse rappresentavano il sangue di Cristo, mentre le sue foglie spinose rappresentavano la corona di spine che Gesù indossava durante la sua Passione.

Oggi, l’agrifoglio è una delle piante più utilizzate per decorare le case durante le festività natalizie. È una pianta che porta con sé un significato simbolico di protezione, buon auspicio e rinascita.
Tra le composizioni floreali che si possono realizzare:

  1. Corone natalizie: L’agrifoglio è un elemento essenziale nella creazione di corone natalizie. Le sue foglie verdi scure e le bacche rosse brillanti aggiungono colore e vivacità a queste decorazioni natalizie. Spesso, l’agrifoglio viene combinato con pigne, rami di abete, e nastro rosso per creare un’atmosfera festosa e accogliente.
  2. Centrotavola natalizi: Gli arrangiamenti floreali al centro del tavolo durante le festività possono essere impreziositi dall’uso dell’agrifoglio. È possibile combinare il verde scuro dell’agrifoglio con candele, stelle di Natale, e altre piante natalizie per creare un elegante centrotavola che cattura lo spirito del Natale.
  3. Bouquet invernali: Gli agrifogli sono spesso utilizzati nei bouquet invernali, dando un tocco di freschezza e robustezza al mazzo. Possono essere accoppiati con fiori bianchi, come le rose bianche o i ranuncoli, per creare un contrasto affascinante tra il verde scuro e il bianco candido.
  4. Ghirlande natalizie: Le ghirlande di agrifoglio sono un elemento decorativo classico durante il periodo natalizio. Queste ghirlande possono essere appese sopra i caminetti, lungo le ringhiere o intorno alle porte d’ingresso. Le foglie di agrifoglio possono essere accentuate da luci, campanelli e fiocchi rossi per un aspetto tradizionale e accogliente.
  5. Composizioni per matrimoni invernali: L’agrifoglio può essere utilizzato anche nei matrimoni invernali. Le sue foglie coriacee e lucide aggiungono una nota di eleganza e stabilità agli allestimenti floreali. Può essere combinato con fiori bianchi o rossi per creare un bouquet o centrotavola invernali affascinanti.
  6. Decorazioni per l’Avvento: Le quattro candele dell’Avvento possono essere incastonate in un’anima di agrifoglio, creando un’atmosfera di attesa e speranza durante le quattro settimane precedenti il Natale. L’agrifoglio conferisce un tocco tradizionale e simbolico a queste decorazioni.
  7. Decorazioni per giardini: L’agrifoglio è spesso utilizzato per decorare giardini e cimiteri durante la stagione invernale. Le sue foglie sempreverdi e le bacche rosse creano un aspetto suggestivo e resistente alle intemperie.

In conclusione, l’agrifoglio è un elemento versatile nelle composizioni floreali, particolarmente apprezzato durante la stagione invernale e natalizia. La sua combinazione di foglie lucide e bacche colorate lo rende un componente ideale per creare decorazioni e bouquet che trasmettano calore, festosità ed eleganza. Sia per decorare la casa durante il periodo natalizio che per abbellire matrimoni invernali o abbellire giardini, l’agrifoglio offre infinite possibilità creative.

Insetti Utili: Il potere del controllo biologico

Insetti Utili: Il potere del controllo biologico

Nel silenzio dell’agricoltura e del giardinaggio, esistono degli alleati nascosti, piccole creature che svolgono un ruolo cruciale nella protezione delle colture e nell’equilibrio degli ecosistemi: gli insetti utili.

Questi piccoli guardiani lavorano instancabilmente per mantenere sotto controllo i parassiti, contribuendo alla vitalità delle piante e alla sostenibilità dell’ambiente. In questo articolo, esploreremo il mondo affascinante degli insetti utili e il loro ruolo fondamentale nel controllo biologico, aprendo una finestra sulla straordinaria sinergia tra l’uomo e la natura nell’agricoltura e nel giardinaggio.

Le attuali normative che regolano i protocolli di intervento per la difesa in ambito agricolo prevedono sistemi a basso impatto ambientale.

Perché si utilizzano sistemi a basso impatto ambientale?

L’UE ha eleminato centinaia di principi attivi negli ultimi anni e la tendenza è a continuare; attualmente sono pochi principi attivi che portano ad un aumento delle resistenze; i disciplinari del mercato e della GDO sono diventati molto più restrittivi.

I sistemi a basso impatto ambientale si distinguono per facilità di applicazione, competitività in termini di costo e di efficacia con la chimica convenzionale e tossicità praticamente ridotta a zero.

Tra i metodi di lotta biologica sicuramente il più interessante è l’impiego di insetti, acari o nematodi utili. La loro azione è quella di mantenere le popolazioni dei fitofagi al di sotto della soglia di danno.

Per insetti utili si intendono quelli che hanno un ruolo diretto nella difesa come antagonisti dei parassiti. In realtà tutti gli insetti hanno un ruolo utile nell’ecosistema ma quando questo viene modificato profondamente dall’uomo alcuni insetti diventano patogeni per le colture che ci interessano.

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Quando si parla di insetti utili si pensa subito agli insetti impollinatori ovvero quelli che hanno la funzione di impollinare e quindi di fecondare i fiori. Sono definiti pronubi (trasportano il polline da un fiore all’altro) ed appartengono all’ordine dei Lepidotteri (farfalle), ditteri sirfidi ed Imenotteri (api, bombi). Per la loro efficienza come bottinatori, i bombi (Bombox) sono utilizzati per l’impollinazione di numerose piante orticole e frutticole. La presenza degli insetti impollinatori aumenta la riproduzione delle piante, in quanto la presenza di un vettore aumenta la probabilità che due piante vengano a contatto. I bombi sono forniti in arnie di facile utilizzo per il frutteto ed in serra.

Il controllo biologico prevede l’introduzione di nemici naturali che possono essere predatori e parassitoidi.

  1. I predatori sono insetti che catturano, uccidono e mangiano le loro prede. I predatori si nutrono dei parassiti in qualunque fase del loro sviluppo (uova, larva, adulto). In base alle loro predilezioni in fatto di cibo, possono essere monofagi (si nutrono di una sola specie) o polifagi (si nutrono di più specie).
  2. I parassitoidi vivono a spese di altri insetti ovvero in una particolare fase del ciclo vitale vivono a spese di un organismo-ospite. Gli adulti depongono le uova all’interno di un organismo di un’altra specie in cui cresceranno le larve. Alla fine della fase di sviluppo del parassitoide inevitabilmente l’ospite muore.

Gli insetti e gli acari a disposizione rappresentano un sistema che può fornire risultati molto soddisfacenti. Se si considerano colture in serra a ciclo relativamente lungo come pomodoro, fragola ma anche colture floricole in vaso e da reciso si scelgono gli organismi utili perchè:

  • sono facili da applicare, sono sicuri per l’operatore, non portano a fenomeni di resistenza;
  • fanno sì che per i prodotti eduli non si debba rispettare un intervallo di sicurezza e non ci sia alcun rischio di fitotossicità per la coltura.

Per semplicità si elencano di seguito solo alcuni degli insetti ausiliari utilizzati in agricoltura. Quello degli insetti è un mondo interessante ed utile da approfondire per considerare un’alternativa “naturale” alla chimica convenzionale che inevitabilmente è destinata a diminuire.

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Tra gli insetti predatori di maggior interesse agronomico si ricorda la coccinella Adalia bipunctata, la coccinella che depone le uova in prossimità di colonie di afidi e le larve cominciano a nutrirsi di afidi vicini e di più piccole dimensioni.

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Gli insetti parassitoidi sono carnivori allo stadio larvale, allo stadio adulto si nutrono di sostanze zuccherine.

Tra gli insetti di questa categoria si ricorda la Vespa samurai (Trissolcus japonicus). Questo insetto è in grado di parassitizzare le uova di cimice asiatica (Halyomorpha Halys), un temutissimo insetto che sta producendo numerosi danni in Italia.

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Gli acari utili in agricoltura sono appartenenti per lo più alla famiglia dei fitoseidi. Gli acari utili si nutrono di insetti (afidi e cocciniglie) e di altri acari dannosi alle specie coltivate.

Phytoseiulus persimilis è un acaro fitoseide particolarmente vorace. Svolge un’azione molto specifica nei confronti del ragnetto rosso comune (Tetranychus urticae) su piante orticole ed ornamentali per cui va utilizzato solo in presenza di questo fitofago. Il ragnetto rosso si può riconoscere ad occhio come un puntino rosso sulla pagina inferiore delle foglie. In questo caso il controllo è sicuramente efficace poiché il ciclo vitale di entrambi è molto simile per cui il fitoseide è in grado di predare diversi “ragnetti” durante il suo ciclo.

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Amblyseius andersoni è un acaro fitoseide predatore generico con preferenza di acari. In assenza di questi può sopravvivere cibandosi sia di polline che di diversi microrganismi come uova e forme giovanili di mosca bianca oltre che di tripide.

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Orius laevigatus è un rincote predatore di tripidi. In tutti gli stadi si nutre di tripide ma gli Orius possono utilizzare come fonte di cibo anche altri insetti e polline. Stazionano volentieri sul fiore e riescono a vivere anche in assenza di prede.

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Nesidiocoris tenuis è un miride utilizzato nella difesa da Bemisia tabaci, piccola mosca bianca vettore di virus del pomodoro ed altre piante orticole, e da Tuta Absoluta, piccolo lepidottero che infesta le coltivazioni di solanacee soprattutto di pomodoro

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Chrysoperla carnea è un insetto Crisopide predatore allo stadio di larva. Le sue prede preferenziali sono gli afidi, ma grazie alla sua polifagia può predare anche cocciniglia, tripide, ragnetto (acari), mosca bianca (aleurodidi).

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I nematodi entomopatogeni sono dei piccoli organismi vermiformi non visibili ad occhio nudo che vivono nel terreno a spese di larve e insetti, possono essere un valido aiuto per contrastare insetti terricoli tipo Oziorrinco o larve di Tuta Absoluta. Le specie più importanti appartengono ai generi Heterorhabditis e Steinernema che si insediano nelle loro vittime attraverso le aperture del corpo o attraverso l’esoscheletro. All’interno dell’ospite il nematode rilascia dei microrganismi che moltiplicandosi provocano la morte dell’insetto in 24-72 ore.

È sempre necessario valutare l’effettiva necessità al lancio degli insetti utili. Una volta stabilita l’effettiva presenza del fitofago bisogna determinare il dosaggio ovvero la quantità di individui necessaria per combattere l’infestazione e programmare la tempistica dei lanci. È fondamentale a tal riguardo gestire anche eventuali trattamenti chimici garantendone la compatibilità con la presenza ed azione degli insetti.

Adottare metodi di lotta a basso impatto ambientale contro parassiti ed agenti patogeni vuol dire ridurre sensibilmente l’utilizzo di prodotti agrofarmaci e i loro residui nel cibo, creare un ambiente idoneo e più “sano” per l’operatore nonché mettere in pratica i valori della tutela ambientale.

Testo di Elisabetta Massi

Il Ciclamino: cure e curiosità su questa pianta invernale

Il Ciclamino: cure e curiosità su questo fiore invernale

I ciclamini,  sono piante straordinarie che portano una vivida esplosione di colore ai giardini e agli interni durante i mesi invernali. Queste piante eleganti sono ampiamente apprezzate per la loro bellezza unica, i fiori dai colori accesi e la relativa facilità di cura. In questo articolo, esploreremo la varietà dei ciclamini, i loro colori mozzafiato, le cure essenziali e i suggerimenti per mantenerli sani e vibranti.

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La Varietà di Colori dei Ciclamini

I ciclamini sono noti per la loro ricca gamma di colori, che li rende una scelta popolare per l’aggiunta di fascino invernale sia in giardino che in casa. Ecco alcuni dei colori più comuni:

Bianco: I ciclamini bianchi sono semplici ed eleganti, adatti per creare un ambiente sereno e raffinato.

Rosa: Le varietà rosa dei ciclamini aggiungono un tocco di romanticismo con tonalità che variano dal rosa pallido al rosa acceso.

Rosso: I ciclamini rossi sono audaci e vivaci, perfetti per attirare l’attenzione nel tuo spazio.

Viola: Queste varietà presentano sfumature di viola che aggiungono un tocco regale ai giardini invernali.

Misto: Alcuni ciclamini possono presentare fiori con colori misti, creando una variegata tavolozza di sfumature.

Caratteristiche e Posizionamento:

Nei climi temperati, i ciclamini sono considerati piante ibride. Durante la stagione estiva, che coincide con il periodo di riposo vegetativo, è consigliabile posizionarli all’aperto in luoghi parzialmente ombreggiati. In inverno, invece, prosperano al meglio all’interno della casa, in posizioni luminose e fresche. Durante le mezze stagioni, è possibile lasciarli all’aperto in posizioni semi-soleggiate.

Fioritura:

I ciclamini regalano la loro bellezza in un ampio arco temporale, da settembre a giugno.

Terreno e Irrigazione:

Per ottenere risultati soddisfacenti, è essenziale fornire loro un terreno leggero, ricco e ben drenato. Durante la stagione vegetativa, il substrato deve rimanere leggermente umido, ma durante la quiescenza invernale, è necessario mantenere il terreno asciutto.

Concimazione:

Durante il periodo vegetativo, una concimazione con un buon fertilizzante per piante fiorite è sufficiente per garantire una crescita sana e una fioritura abbondante.

Potatura:

Per mantenere i ciclamini in salute, è importante rimuovere regolarmente le foglie secche o malate.

Malattie e Parassiti:

I ciclamini sono sensibili alle malattie fungine causate da eccessi idrici, specialmente durante i mesi caldi. Pertanto, è fondamentale evitare ristagni d’acqua.

Curiosità: 

Le foglie dei Ciclamini della specie Chederifolium presentano disegni e venature uniche da una pianta all’altra. I Ciclamini sono piante tossiche e non dovrebbero mai essere utilizzati in cucina. Tutte le specie di Ciclamino sono protette e non devono essere raccolte dalla natura, ma lasciate nel loro habitat. I tuberi dei ciclamini, se lasciati indisturbati, tendono a ingrandirsi ogni anno, producendo fioriture più abbondanti in ogni stagione. Queste piante sono native del Mediterraneo centro-orientale e dell’Asia Minore, regioni caratterizzate da siccità estiva, quindi è importante rispettare il loro periodo di riposo in questa stagione.

Seguendo questi consigli e curiosità, potrai coltivare con successo i ciclamini e apprezzarne la bellezza durante gran parte dell’anno, contribuendo anche alla loro conservazione in natura.

Difesa delle Colture: Affrontare le avversità con la tecnologia e la prevenzione

Oggi ci immergiamo nel mondo cruciale della difesa delle colture agricole, un aspetto fondamentale per garantire la sicurezza alimentare globale. Le avversità che minacciano le coltivazioni possono essere suddivise in due categorie principali: quelle abiotiche, legate a fattori ambientali e fisico-chimici, e quelle biotiche, causate da organismi viventi come insetti, acari, batteri, funghi e virus.

Le avversità che interessano le colture agrarie si suddividono in:

Avversità abiotiche o fisiopatie:

  • Fattori ambientali (alte o basse temperature, luminosità, piovosità, vento, grandine, caratteristiche fisico-chimiche del terreno);
  • Squilibri idrici;
  • Sostanze chimiche (errori nei trattamenti fitosanitari);
  • Squilibri nutrizionali (carenze od eccessi di concimazione)

Avversità biotiche:

  • Non parassitarie;
  • Parassitarie di origine animale (insetti, acari, nematodi, molluschi, animali superiori);
  • Parassitarie di origine microbiologica o vegetale (funghi, batteri, fitoplasmi);
  • Virus

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AVVERSITA’ ABIOTICHE

Appartengono a questo gruppo le cause di natura non parassitaria che creano uno squilibrio tra pianta e ambiente. Temperature troppo alte o troppo basse possono causare necrosi, appassimenti, cascole; la carenza di acqua nel terreno provoca avvizzimenti mentre eccesso idrico origina asfissie e marciumi radicali.

L’eccesso di umidità crea le condizioni che favoriscono gli attacchi di funghi patogeni della parte aerea delle piante, la grandine e il vento compromettono lo stato di salute delle piante.

Anche gli squilibri nutrizionali ovvero eccessi o carenze di elementi nutritivi influenzano lo stato di salute delle piante, così come l’utilizzo errato di prodotti fitosanitari (dosi errate o prodotti non autorizzati sulla coltura) possono essere responsabili di danni. Risulta molto importante intervenire con le migliori condizioni climatiche per non incorrere in fenomeni di ustione, come nel caso di trattamenti effettuati nelle ore più calde e con forte irraggiamento solare, che possono compromettere lo stato fisico ed estetico degli organi della pianta (foglie e fiori in particolare).

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AVVERSITA’ BIOTICHE

  • Avversità non parassitarie
  • Erbe infestanti o malerbe che si sviluppano con le piante coltivate ed entrano in competizione con esse per acqua, luce ed elementi nutritivi. La loro presenza può favorire la diffusione di parassiti dannosi oppure può essere una presenza positiva in quanto possono ospitare nemici naturali di organismi dannosi alle colture.
  • Avversità parassitarie
    • Parassiti animali
      • Insetti – possono attaccare tutte le parti della pianta e in base alla tipologia del loro apparato boccale possono causare diversi danni. Quelli ad apparato boccale masticatore (nottue, oziorrinco) asportano parti di foglie, frutti, radici. Quelli con apparato pungente-succhiante sottraggono linfa e provocano decolorazioni, suberificazioni (tripidi, cocciniglia) e possono essere vettori di virus (afidi, mosca bianca). Altri insetti sono dannosi nei loro stadi giovanili (larve) per cui è necessario conoscere la biologia dell’insetti per attuare una lotta efficace.
      • Acari – normalmente sono chiamati ragnetti e provocano sulle foglie decolorazioni, imbrunimenti e bronzature sui frutti e sulle foglie. Le specie che si nutrono di vegetali hanno l’apparato bloccale provvisto di uno stiletto (un tubicino adibito al passaggio di liquidi vegetali). Alcuni (acari eriofidi) sono responsabili della formazione di bollosità (galle) su foglie (Erinosi della vite).
      • Nematodi – i nematodi sono organismi vermiformi di piccolissime dimensioni. Vivono principalmente nel terreno attaccando l’apparato radicale delle piante causando galle e malformazioni, mentre sulla parte aerea si evidenzia uno stato di sofferenza generalizzata.
      • Molluschi: comprendono chiocciole (con guscio) e limacce (senza guscio). Vivono in ambiente umido e si nutrono di foglie e tessuti teneri.
      • Uccelli e piccoli roditori che si nutrono di semi, frutti e piantine appena germogliate. Arvicole e topi rodono bulbi, radici e la parte bassa delle piante.
  • Parassiti microbiologici o vegetali
    • Funghi – sono organismi microscopici che penetrano nei tessuti vegetali mediante dei filamenti detti ife. Possiedono organi di riproduzione (spore e conidi) che si disperdono nell’ambiente causando l’infezione nelle piante. Provocano la comparsa di macchie, imbrunimenti, marcescenze, avvizzimenti, deperimento della pianta.

Esempi di funghi sono: peronospora, oidio (mal bianco), botrite (muffa grigia), occhio di pavone.

  • Batteri – sono organismi unicellulari microscopici non visibili ad occhio nudo. Sono in grado di provocare disseccamenti, marciumi molli, necrosi, tumori, ostruzioni di vasi. Esempio di batteriosi diffusa è la rogna dell’olivo.
  • Fitoplasmi – anch’essi sono organismi unicellulari non visibili ad occhio nudo, trasmessi da insetti e responsabili di nanismo e deformazioni nelle piante. Esempio è la flavescenza dorata su vite.
  • Virus – sono parassiti in grado di vivere solo all’interno di un ospite penetrando nei tessuti vegetali attraverso ferite da potature, utilizzo di attrezzi contaminati, punture di insetti. Esempio è il virus a mosaico del pomodoro (TSWV), virus della tristezza degli agrumi (CTV).

Come si possono combattere le malattie delle piante?

 

Prodotti fitosanitari

Si definiscono prodotti fitosanitari i preparati contenenti una o più sostanze attive, destinate a proteggere i vegetali o i prodotti vegetali da tutti gli organismi nocivi o a prevenirne gli effetti.

Sono prodotti fitosanitari anche quelli utilizzati per eliminare o controllare l’accrescimento delle piante infestanti.

I prodotti fitosanitari destinati ad un uso professionale, come ad esempio per il trattamento di colture agrarie, richiedono un patentino per l’acquisto e la distribuzione. I prodotti destinati ad un uso non professionale sono quelli utilizzati per il trattamento di piante ornamentali per uso domestico (fiori da balcone, da appartamento e da giardino domestico).

Da cosa è composto un prodotto fitosanitario?

Un prodotto fitosanitario è composto normalmente da quattro elementi:

  • Sostanza attiva – è una parte del prodotto fitosanitario che agisce nei confronti del parassita che si vuole controllare. Può essere costituito da un prodotto di sintesi o da microrganismi (funghi, batteri, virus).
  • Coadiuvante – sostanza che serve ad aumentare l’efficacia delle sostanze attive e a migliorarne la distribuzione (solventi, emulsionanti, bagnanti, adesivanti, antischiuma, antideriva).
  • Coformulante e sinergizzante – sostanze che aumentano la potenzialità della sostanza attiva.

I prodotti fitosanitari, in base all’attività che svolgono e alle modalità di azione, si suddividono in:

Fungicidi, insetticidi, acaricidi, erbicidi, nematocidi, fitoregolatori e repellenti.

Come agiscono gli agrofarmaci?

In base ai rapporti che si stabiliscono tra il prodotto e la pianta si distinguono:

  • Prodotti di copertura – si depositano sulla superficie del vegetale e non penetrano al suo interno;
  • Prodotti citotropici – penetrano superficialmente nei tessuti vegetali trattati;
  • Prodotti translaminari – penetrano più profondamente nei tessuti raggiungendo la lamina fogliare opposta a quella in cui è stato effettuato il trattamento;
  • Prodotti sistemici – assorbiti dalla pianta si muovono nel sistema linfatico ascendente e/o discendente

Come prevenire le malattie delle piante…

  • Attivatori delle difese naturali – stimolano la pianta a produrre sostanze naturali (es. fitoalessine) utili per la loro difesa. Gli induttori di resistenza sono prodotti con diversi principi attivi che consentono alle colture di proteggersi da diversi patogeni (peronospora, oidio, botrite).
  • Biostimolanti – sono sostanze non nutritive o microrganismi con la capacità di stimolare le diverse fasi fenologiche delle piante nonché preservare la loro salute. Promuovono la radicazione, la crescita vegetativa, l’induzione fiorale, la maturazione dei frutti. Altri aumentano la tolleranza agli stress, aiutano la pianta a nutrirsi meglio ed incrementano la qualità delle produzioni.

Non dimentichiamo che una pianta che sta bene si ammala più difficilmente!

I biostimolanti rappresentano la strada da percorrere da ora in poi, lo strumento per fornire soluzioni sostenibili e compatibili con le attuali pratiche agricole mirate ad avere un occhio di riguardo all’ambiente e all’economia stessa.

Articolo di Elisabetta Massi e Matteo Stefanelli

Cosa fiorisce a settembre? 10 piante per il tuo giardino

Con la fine di agosto, l’estate inizia a lasciarci alle spalle, cedendo il passo a un’atmosfera autunnale in arrivo. I giorni si accorciano e il clima inizia a mutare, portando con sé freschezza e nuove opportunità nel giardino. Il cambio di stagione non solo modifica il paesaggio esterno, ma anche le possibilità per la cura e la scelta delle piante da sistemare nel nostro spazio verde. L’autunno, con le sue tonalità calde e i suoi sfumature suggestive, ci offre l’opportunità di arricchire il giardino con una varietà di piante che fioriscono in modo caratteristico proprio in questa stagione di transizione.

Scopriamo insieme quali tesori botanici possiamo accogliere nel nostro giardino a settembre, per celebrare la bellezza mutevole della natura.

A settembre, diverse piante e fiori possono fiorire, a seconda del clima e delle condizioni specifiche della tua regione. Alcune delle piante e dei fiori comuni che possono fiorire a settembre includono:

  1. Aster
  2. Dalia
  3. Zinnia
  4. Crisantemo
  5. Salvia
  6. Cannas
  7. Gloriosa superba
  8. Campanelle (Campanula)
  9. Cosmea
  10. Crocosmia

Di seguito la spiegazione nel dettaglio di ogni pianta.

  1. Aster: Gli aster sono fiori perenni noti per la loro fioritura autunnale. Appartenenti alla famiglia delle Asteraceae, questi fiori si presentano in una varietà di colori, tra cui bianco, rosa, blu, porpora e rosso. Gli aster sono spesso confusi con le margherite, ma si distinguono per la loro forma di petali più stretti e allungati. Crescono in cespugli compatti e variano in altezza da pochi centimetri fino a oltre un metro, a seconda della varietà. Gli aster sono ampiamente apprezzati per la loro resistenza e la capacità di aggiungere un tocco di colore ai giardini autunnali.
  2. Dalia: Le dalie sono piante ornamentali originarie del Messico e sono famose per i loro fiori grandi e vistosi che possono variare in forma e colore. Le varietà di dalie includono fiori a forma di pom-pom, a forma di cactus, a forma di stella e altro ancora. I colori delle dalie spaziano dal bianco al giallo, all’arancione, al rosa, al rosso e al viola. Queste piante possono raggiungere altezze considerevoli e sono spesso coltivate come annuali in climi più freddi.
  3. Zinnia: Le zinnie sono fiori annuali popolari per la loro varietà di colori accesi e la loro facilità di coltivazione. Sono disponibili in molte tonalità, tra cui rosso, arancione, rosa, giallo e bianco. Le zinnie possono essere sia alte che basse e sono amate per la loro capacità di attirare farfalle e api nei giardini.
  4. Crisantemo: I crisantemi sono fiori associati all’autunno e spesso associati alle festività come Halloween e il Giorno del Ringraziamento. Sono disponibili in una vasta gamma di colori e forme, dalle varietà a petali singoli a quelle a pompon. I crisantemi possono essere coltivati sia come piante annuali che perenni, a seconda delle varietà e delle condizioni climatiche.
  5. Salvia: Le salvia sono piante perenni con una varietà di fiori colorati e foglie profumate. Le varietà di salvia includono colori come blu, viola, rosa e rosso. Queste piante sono spesso apprezzate anche per il loro potenziale di attrarre uccelli e insetti utili nel giardino.
  6. Cannas: Le cannas sono piante dal fogliame ornamentale e dai fiori vistosi. Producono fiori simili a iris in colori come rosso, arancione, giallo e rosa. Le foglie delle cannas possono essere larghe e vistose, aggiungendo un interesse visivo al giardino anche quando non sono in fiore.
  7. Gloriosa superba: Questa pianta rampicante è conosciuta anche come Giglio di fuoco ed è famosa per i suoi fiori a forma di stella che possono variare dal rosso all’arancione al giallo. È una pianta esotica originaria dell’Africa e dell’Asia.
  8. Campanelle (Campanula): Le campanelle includono numerose varietà di piante fiorite con forme a campana. Possono essere alte o basse e fiorire in una gamma di colori. Sono apprezzate per la loro delicatezza e il loro aspetto incantevole.
  9. Cosmea: Questi fiori annuali producono corolle rosa o bianche e aggiungono una nota luminosa al giardino autunnale. Sono molto apprezzati per la loro facilità di coltivazione.
  10. Crocosmia: Queste piante producono fiori a forma di tromba in colori accesi, spesso in tonalità di arancio o rosso. Sono originarie dell’Africa e sono apprezzate per l’aspetto elegante dei loro fiori.

Ricorda che le condizioni climatiche e la zona di coltivazione possono influenzare la fioritura di queste piante, quindi è sempre meglio verificare le indicazioni specifiche per la tua area geografica.

Consigli per il giardinaggio estivo

L’estate è arrivata e il nostro giardino si sta preparando per mostrarsi in tutto il suo splendore! Ecco alcuni semplici consigli per prendersi cura delle nostre piante e dei fiori durante questa calda stagione.

  1. Idratazione intelligente:

    Durante l’estate, il sole e il caldo possono portare all’evaporazione dell’acqua nel terreno, lasciando le piante assetate. Per evitare stress idrico, è consigliabile innaffiare le piante al mattino presto o alla sera, quando la temperatura è più fresca e l’acqua può essere assorbita più efficacemente dalle radici.

  2. Piante resistenti al caldo:

    Per un giardino colorato anche d’estate, scegliete piante resistenti al caldo come Gerani, Petunie, Lavanda e Gazanie. Fioriranno ininterrottamente e illumineranno il vostro giardino con splendidi colori.

  3. Schermo solare:

    Il sole estivo può essere intenso, quindi proteggete le piante più delicate con ombrelloni o reti d’ombra. Trovate un’area ombreggiata per il vostro giardino, dove le piante possono trovare rifugio dal sole cocente.

  4. Fiori appassiti:

    Per mantenere il vostro giardino sempre bello, rimuovete i fiori appassiti regolarmente. Questo incoraggerà le piante a produrre nuovi fiori e prolungherà la fioritura.

  5. Nutrienti essenziali:

    In estate, le piante hanno bisogno di nutrimento extra per crescere rigogliose. Fornite loro un buon fertilizzante specifico per fiori e seguite le dosi consigliate.

  6. Lotta alle infestanti:

    Il caldo stimola anche la crescita delle infestanti. Rimuovetele manualmente o utilizzate pacciamature per impedire loro di prendere il sopravvento sulle vostre piante.

  7. Piante in vaso:

    Se avete piante in vaso, controllate regolarmente il terreno per assicurarvi che sia sufficientemente idratato. Le piante in vaso hanno bisogno di più acqua rispetto a quelle in terra.

  8. Attenzione ai parassiti:

    L’estate è la stagione dei parassiti. Ispezionate regolarmente le piante per individuare segni di infestazione e trattate tempestivamente con metodi biologici o naturali.

  9. Progetti creativi:

    Sperimentate con progetti fai-da-te nel giardino! Potete creare un orto verticale, un angolo dedicato alle erbe aromatiche o un giardino per farfalle e api. Lasciate libera la vostra creatività!

  10. Risparmio idrico:

    In periodi di siccità o con temperature particolarmente elevate, è importante adottare misure per il risparmio idrico nel giardino. Utilizzate metodi di irrigazione a goccia o a spruzzo per ridurre il consumo d’acqua e raccogliete l’acqua piovana per innaffiare le vostre piante. Inoltre, scegliete piante native o adattate al clima locale, che richiedono meno acqua per sopravvivere e fiorire.

Con questi semplici consigli, il vostro giardino fiorirà e vi regalerà momenti di gioia e serenità durante tutta l’estate. Ricordate di condividere con noi le vostre esperienze e i vostri successi nel giardinaggio estivo. Buon lavoro e buon divertimento nel vostro splendido giardino!

Il crisantemo reciso: tecniche e cure per la sua coltivazione

Il crisantemo reciso

I crisantemi a Luglio??? certo! Vediamo quando e come si coltivano

Non tutti sanno che il crisantemo reciso, simbolo del periodo della commemorazione dei defunti, ha una coltivazione lunga e particolare.

Trapianto e Sviluppo delle Piantine

Le talee radicate in cubetti di torba provenienti dai vivaisti vengono trapiantate nel mese di giugno su terreno preparato in “porche” e livellato, su cui viene solitamente posta una rete di plastica a maglie ancorata ad ognuna delle due estremità a quattro pali di legno ben piantati a terra. Le piantine vengono trapiantate in ogni foro della rete disponendole su due file parallele. La rete verrà sollevata a mano a mano che le piante cresceranno per tenerle ben separate ed impedire che si allettino quando avranno raggiunto altezze importanti.

Cure e Fertilizzazione

Dopo circa 7-10 giorni, ovvero quando viene superata la crisi da trapianto, le piantine vengono spuntate a 4-5 cm di altezza per eliminare la dominanza apicale, così da favorire l’emissione di due o tre germogli che porteranno a due-tre steli fiore a fine coltivazione. Nelle prime fasi di coltivazione, dopo l’attecchimento delle piantine, è necessario somministrare concimi a prevalenza azotata per favorire la crescita vegetativa. Si continua con concime a base di azoto e potassio per una crescita equilibrata, si favorisce la fioritura col fosforo e verso fine ciclo si somministra potassio che servirà per rendere il fiore più bello e di colore più intenso.

Gestione della Luce e dell’Ambiente

La particolarità del crisantemo è il suo essere una pianta brevidiurna ossia ha bisogno di meno ore di luce (10 ore) rispetto al buio (14 ore) per fiorire, per cui la pianta fiorisce quando la notte è più lunga del giorno. La coltivazione alle nostre latitudini avviene in estate per cui è necessario forzare le condizioni ambientali oscurando la coltura stendendo un telo plastico nero sia orizzontalmente che lateralmente, dalle ore 18 alle ore 8 della mattina successiva, da metà agosto circa a metà settembre.

Difesa dalla Malattie e Insetti

Il crisantemo è una pianta molto sensibile agli attacchi di funghi ed insetti patogeni per cui è doveroso effettuare trattamenti frequenti con prodotti agrofarmaci. Le malattie a cui bisogna fare particolarmente attenzione sono la fusariosi, la verticillosi e la ruggine bianca. Tutte e tre particolarmente aggressive per cui vanno prevenute in quanto si manifestano i sintomi quando è veramente difficile risolvere la situazione. Tra gli insetti in grado di generare danni estetici e fisiologici si ricorda lo “striscino”, la larva di una piccola mosca che scava delle gallerie nelle foglie, e il tripide delle serre che con le sue punture causa una crescita irregolare, deformazione delle gemme, decolorazioni e striature sui petali dei fiori, oltre a trasmettere pericolosi virus che porterebbero la pianta alla morte. Pericolosi anche gli acari (ragnetto rosso) per le decolorazioni caratteristiche su foglie e fiori e gli afidi (pidocchi) che, oltre a causare ingiallimenti e ritardi di crescita, producono melata favorendo la fumaggine (un fungo che si presenta come polverina nerastra sulle foglie) e deprezzando il fiore.

Regolazione della Fioritura

In prossimità della fase di formazione del bocciolo fiorale si dovrà programmare di utilizzare prodotti regolatori di crescita (nanizzanti o brachizzanti) in modo da avere una fioritura uniforme e far sì che la distanza tra le foglie immediatamente sotto al fiore ed il fiore stesso sia ridotta al minimo quasi a creare un calice che accoglie il fiore.

Conclusioni

Come si può notare la coltivazione del crisantemo non è per nulla semplice, richiede investimenti importanti sia per quanto riguarda le piantine sia per i fertilizzanti e i prodotti per la difesa per cui quando acquistiamo un crisantemo non ci lamentiamo per il prezzo troppo alto ma pensiamo al lavoro immane che c’è dietro questo fiore speciale.

Le tipologie di Crisantemo

A livello commerciale i Crisantemi vengono suddivisi in base alla tipologia di pianta/fiore che verrà prodotta e di conseguenza alle diverse pratiche utilizzate al fine di ottenerla. Sotto questo aspetto i Crisantemi sono suddivisi in:

  • Fiore Unico: laddove la produzione punta all’ottenimento di un minor numero di fiori per pianta ma di dimensioni più grandi; attraverso l’eliminazione dei bottoni fiorali indesiderati si ottiene un fiore per stelo.
  • Crisantemina o Spray: mantenendo più bottoni fiorali si ottiene una produzione di molti steli per pianta con un numero maggiore di fiori ma di dimensioni minori rispetto al fiore unico.
  • Santini o Micro: maggior numero di fiori per pianta rispetto agli Spray e di dimensioni ulteriormente minori.
  • Vaso Fiorito: composizioni simil spray allevate in vaso.

All’interno di questi quattro macrogruppi si possono trovare ulteriori suddivisioni in base all’aspetto strutturale del fiore:

  • Dalia: ricorda appunto il fiore della Dahlia, tuberosa perenne appartenente alla famiglia delle Ateraceae; in generale questa tipologia si trova esclusivamente nel gruppo del Fiore Unico ed è caratterizzata dall’avere il fiore di dimensioni notevoli rispetto a tutte le altre tipologie di Crisantemo. L’assortimento varietale consta di un’immensa variabilità di colori.
  • Deco o Decorativo: il fiore molto simile alla tipologia Dalia ma di dimensioni minori; può essere presente sia nel Fiore Unico che negli Spray e Vaso Fiorito. Anche in questo caso l’assortimento dei colori è molto vasto.
  • Pompom: tipologia di fiore comunemente molto associata al crisantemo; il fiore generalmente di colore bianco o giallo e di forma sferica ricorda appunto i “Pompom”. Fra le più comuni si ricordano le varietà “Ping Pong” e “Boris Becker”. Sono presenti in tutte le forme di Crisantemo, dai fiori unici ai vasi fioriti.
  • Palla: fiore che ricorda una dalia ma di forma sferica; anche in questo caso le dimensioni del fiore sono maggiori rispetto alle altre tipologie; le varietà più comuni sono di colore bianco e giallo, ma sono presenti anche Crisantemi a palla verde, rosa, arancio e violetto. La varietà più comune è il “Mayshoesmith”.
  • Spider: forma di Crisantemo molto particolare, la composizione strutturale del fiore ricorda appunto la forma di un ragno. È una tipologia di fiore molto ricercata e molto decorativa, che può ricoprire un mercato diverso rispetto a quello esclusivo per il periodo dei Santi.
  • Margherita e Anemone: forme legate alle tipologie Spray e Santini. Il nome di queste tipologie riconduce alla forma del fiore citato; gli pseudo-petali formano la struttura fiorale lasciando al centro il “bottone” che può assumere diverse colorazioni.

Articolo di Elisabetta Massi e Matteo Stefanelli