Skip to main content

6 Piante anti-zanzara

6 piante anti-zanzara

Le zanzare possono essere fastidiose compagnie estive, disturbando le nostre serate all’aperto e rovinando momenti di relax. Fortunatamente, ci sono diverse piante che possono aiutare a tenere lontane queste fastidiose creature e renderci l’estate più piacevole.

Le zanzare sono fastidiose, è vero…ma è importante ricordare che svolgono un ruolo importante nell’ecosistema come fonte di cibo per altri animali. Quindi, mentre adottiamo misure per tenerle lontane, è anche essenziale promuovere un equilibrio naturale nell’ambiente circostante.

Quindi adottiamo metodi naturali, circodiamoci degli strumenti che la stessa natura ci dona per combattere questi piccoli insetti: le piante.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0000_Livello-1.jpg

Citronella

La pianta di citronella contiene oli essenziali, come il citronellolo e il geraniolo, che sono noti per le loro proprietà repellenti per gli insetti. Questi oli essenziali possono essere estratti dalle foglie della pianta e utilizzati in prodotti repellenti per zanzare come candele, oli o spray.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0005_Livello-0.jpg

Basilico

Il basilico è un’erba aromatica popolare in cucina, ma ha anche proprietà repellenti per le zanzare. Il basilico produce un odore distintivo grazie ai suoi oli essenziali, tra cui il linalolo e il citrale, che disturbano le zanzare e le tengono a distanza.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0003_Livello-3.jpg

Geranio Antizanzara

Comunemente usato per adornare balconi e giardini, ma non tutti i gerani respingono le zanzare, ma questo particolare tipo (formalmente noto come Pelargonium citrosum ). Le sue foglie profumano di citronella, limone, pino, pepe o menta che riescono a tenere lontane le fastidiose zanzare.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0002_Livello-4.jpg

Lavanda

La lavanda è una pianta ampiamente apprezzata per la sua bellezza e per il suo profumo rilassante e delicato, che può essere molto gradevole per noi, ma fastidioso per gli insetti. L’odore distintivo della lavanda è attribuito ai suoi oli essenziali, come il linalolo e il cineolo, che possono disturbare gli insetti e tenerli lontani.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0004_Livello-2.jpg

Eucaliptus gunii

L’eucalipto gunnii è un albero sempreverde originario dell’Australia e ampiamente coltivato in tutto il mondo. Oltre al suo aspetto attraente e alle sue proprietà aromatiche, è noto anche per le sue proprietà antizanzare. Produce oli essenziali, come il cineolo, che agiscono come repellenti sugli insetti, inclusi alcuni tipi di zanzare. Le foglie dell’albero rilasciano questi oli essenziali quando vengono strofinate o esposte al calore del sole. Coltivare l’eucalipto gunnii nel giardino o in vasi sul balcone o il terrazzo può aiutare a tenere lontane le zanzare, grazie all’aroma repellente che rilascia nell’aria circostante.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/07/piante-antizanzare_0001_Livello-5.jpg

Menta

Ampiamente apprezzata per il suo caratteristico aroma e sapore rinfrescante. Oltre alle sue qualità culinarie, la menta ha diverse proprietà benefiche per la salute. E’ considerata un repellente naturale, grazie al suo odoro pungente riesce ad allontanare le zanzare. Bastano poche gocce dei suoi olii essenziali sul corpo per tenere lontano gli insetti indesiderati.

Oltre alle piante antizanzare, ci sono altre misure preventive che si possono adottare per tenere lontane le zanzare. Evitare di accumulare acqua stagnante in giardino, come pozze d’acqua, secchi o vasi, poiché questi sono luoghi ideali per la deposizione delle uova delle zanzare. Utilizzare zanzariere o reti protettive sulle finestre e sulle porte può prevenire l’ingresso di zanzare all’interno della casa.

Ricorda sempre di considerare le condizioni ambientali e le tue specifiche esigenze. Ogni persona potrebbe reagire in modo diverso alle piante antizanzare e ai repellenti, quindi è importante sperimentare e trovare le soluzioni più adatte per te.

Inoltre, gli studi della NASA hanno dimostrato che le piante non solo migliorano la qualità dell’aria, ma hanno anche effetti positivi sulla salute e sul benessere delle persone. Le piante possono contribuire a ridurre lo stress, migliorare l’umore e favorire una maggiore produttività. La presenza di piante nelle case può anche aiutare ad aumentare l’umidità dell’aria, ridurre la polvere e fornire un senso di connessione con la natura.

In base a queste scoperte, molti esperti di design d’interni e ambientalisti incoraggiano l’uso di piante come parte integrante degli spazi domestici. L’aggiunta di piante in casa, in ufficio o in qualsiasi altro ambiente interno può contribuire a creare un ambiente più salutare, sostenibile ed esteticamente piacevole.

In conclusione, gli studi condotti dalla NASA hanno evidenziato il ruolo delle piante nella riduzione dell’inquinamento domestico e nell’aumento della qualità dell’aria. Scegliere le piante giuste può non solo migliorare l’aspetto degli spazi interni, ma anche contribuire a un ambiente più pulito e sano. Quindi, prendersi cura delle piante e integrarle nella nostra vita quotidiana è un passo importante verso la promozione della sostenibilità ambientale e del benessere individuale.

Le 5 piante che depurano l’aria

Le 5 piante che depurano l’aria

Le sostanze inquinanti nell’aria e nelle nostre case rappresentano una preoccupazione sempre crescente per la nostra salute e il benessere dell’ambiente in cui viviamo.

Nell’aria esterna, le fonti di inquinamento includono l’emissione di gas di scarico delle automobili, le centrali elettriche a combustibile fossile, le industrie e altre attività umane. Queste fonti rilasciano una serie di sostanze nocive, tra cui ossidi di azoto, biossido di zolfo, monossido di carbonio e particolato sottile. Questi inquinanti atmosferici possono causare una serie di problemi di salute, come irritazione delle vie respiratorie, problemi cardiovascolari e persino danni ai polmoni a lungo termine.

Anche all’interno delle nostre case ci sono anche diverse fonti di inquinamento dell’aria. I prodotti chimici utilizzati per la pulizia domestica, i prodotti per la cura personale, come i deodoranti per ambienti e gli spray per capelli, possono rilasciare sostanze chimiche tossiche nell’aria che respiriamo. La presenza di moquette, vernici e prodotti di arredamento a base di formaldeide può contribuire all’accumulo di sostanze inquinanti. Inoltre, l’umidità e la scarsa ventilazione nelle case possono favorire la formazione di muffe, che possono rilasciare spore nocive nell’aria.

Per affrontare questo problemi ci vengono in soccorso, nel loro piccolo, le meravigliose piante d’appartamento.

La NASA, l’Agenzia Spaziale Americana, ha condotto studi approfonditi sulle piante e il loro potenziale nel migliorare la qualità dell’aria all’interno delle abitazioni. Questa ricerca ha dimostrato che alcune piante svolgono un ruolo significativo nella riduzione dell’inquinamento domestico e nell’incremento del benessere generale degli individui.
Le piante sono in grado di assorbire le sostanze chimiche nocive presenti nell’aria, nota come “fitodepurazione”. Questo processo avviene attraverso la fotosintesi, in cui le piante catturano la luce solare e assorbono anidride carbonica, rilasciando ossigeno come sottoprodotto. Tuttavia, oltre all’ossigeno, alcune piante sono in grado di assorbire anche altre sostanze inquinanti, come il formaldeide, il benzene, il tricloroetilene e l’ammoniaca.

Di seguito 5 esempi di piante con queste proprietà:

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/06/pianta-che-purifica1.jpg

Sansevieria Laurentii

Questa pianta ha la capacità di eliminare la formaldeide presente nell’aria. È consigliato collocarla nelle zone della casa più sature di prodotti chimici, come ad esempio in bagno.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/06/pianta-che-purifica2.jpg

Ficus Benjamin

Questa pianta è in grado di contrastare il tricloroetilene e il benzene, solventi presenti nei prodotti per la pulizia della casa come gli smacchiatori.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/06/pianta-che-purifica3.jpg

Aloe Vera

Oltre ad aiutare a contrastare la formaldeide e il benzene, l’Aloe Vera è anche utile in caso di scottature. Infatti, dalle sue foglie si estrae un gel molto efficace contro le ustioni.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/06/pianta-che-purifica4.jpg

Dracaena Marginata

Questa pianta ci aiuta a contrastare lo xilene, contenuto nelle sigarette, così come il tricloroetilene e la formaldeide. I vapori emessi da questi solventi sono pericolosi per la salute.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/06/pianta-che-purifica5.jpg

Anthurium Andreanum

Tra le piante d’appartamento più amate, l’Anthurium Andreanum aiuta a combattere la formaldeide, il toluene e lo xilene.

Inoltre, gli studi della NASA hanno dimostrato che le piante non solo migliorano la qualità dell’aria, ma hanno anche effetti positivi sulla salute e sul benessere delle persone. Le piante possono contribuire a ridurre lo stress, migliorare l’umore e favorire una maggiore produttività. La presenza di piante nelle case può anche aiutare ad aumentare l’umidità dell’aria, ridurre la polvere e fornire un senso di connessione con la natura.

In base a queste scoperte, molti esperti di design d’interni e ambientalisti incoraggiano l’uso di piante come parte integrante degli spazi domestici. L’aggiunta di piante in casa, in ufficio o in qualsiasi altro ambiente interno può contribuire a creare un ambiente più salutare, sostenibile ed esteticamente piacevole.

In conclusione, gli studi condotti dalla NASA hanno evidenziato il ruolo delle piante nella riduzione dell’inquinamento domestico e nell’aumento della qualità dell’aria. Scegliere le piante giuste può non solo migliorare l’aspetto degli spazi interni, ma anche contribuire a un ambiente più pulito e sano. Quindi, prendersi cura delle piante e integrarle nella nostra vita quotidiana è un passo importante verso la promozione della sostenibilità ambientale e del benessere individuale.

L’importanza dell’acqua per le piante da orto

L’importanza dell’acqua per le piante da orto

L’acqua gioca un ruolo cruciale per i vegetali e per tutti gli esseri viventi. Di tutte le risorse di cui la pianta ha bisogno, l’acqua è la più abbondante e limitante. Nei tessuti di piante in piena crescita il suo contenuto può superare il 90%.

La fotosintesi clorofilliana è alla base della vita!

Cos’è la fotosintesi clorofilliana?

È il processo chimico con cui le piante producono il loro nutrimento. La clorofilla è una sostanza della foglia che cattura l’energia del sole e la trasforma in energia chimica. Grazie alla luce solare l’anidride carbonica e l’acqua si trasformano in glucosio (linfa elaborata) ed ossigeno. Quest’ultimo viene liberato nell’aria mentre la pianta utilizza la linfa elaborata come fonte di nutrimento.

L’utilizzo più importante dell’acqua in agricoltura è l’irrigazione che costituisce la risorsa principale per produrre cibo.

[fusion_content_box title=”Perché serve acqua alle piante?” backgroundcolor=”#f1f4f6″ hue=”” saturation=”” lightness=”” alpha=”” icon=”fa-question fas” iconflip=”” iconrotate=”” iconspin=”” iconcolor=”#ffffff” circlecolor=”#007aff” circlebordersize=”” circlebordercolor=”#282828″ outercirclebordersize=”” outercirclebordercolor=”#007aff” image=”” image_id=”” image_max_width=”” link=”” linktext=”Read More” link_target=”” animation_color=”” animation_type=”” animation_direction=”left” animation_speed=”0.3″ animation_offset=””]

Tutte le funzioni vitali della pianta necessitano di acqua: fotosintesi, respirazione, accrescimento e moltiplicazione cellulare, assorbimento radicale, traslocazione e trasformazione degli elementi nutritivi.

Un’adeguata disponibilità di acqua è fondamentale alla pianta anche per impedire il surriscaldamento dei suoi tessuti. Infatti, tramite la traspirazione, le piante mantengono la temperatura al di sotto della quale le cellule morirebbero. Il livello critico varia da specie a specie, si parla di 32-34°C per pomodoro, melanzana, peperone, cetriolo e zucchino. Quindi è fondamentale non far mancare acqua alle piante anche per impedire i danni da caldo.

L’acqua necessaria è quella sufficiente per bagnare il volume di terreno interessato dalla maggior parte delle radici. Ovviamente è difficile stabilire a priori quante volte irrigare e per quanto tempo.

Può dipendere da:

  • Tipo di terreno: più un terreno è argilloso e maggiore è la sua capacità idrica;
  • Temperatura dell’aria: più è caldo e più aumentano le perdite dal suolo (evaporazione) e dalla pianta (traspirazione);
  • Piovosità: aumenta le riserve idriche del terreno;
  • Ventosità: la presenza del vento aumenta le perdite d’acqua dal terreno e dalle foglie;

L’apparato radicale occupa soprattutto la parte più superficiale del terreno dove si trovano ossigeno, elementi nutritivi e microrganismi terricoli. Quando la pianta è piccola è quello superficiale lo strato esplorato dalle radici; a mano a mano che procede la crescita le radici possono raggiungere la profondità di 20-30 cm per cui l’irrigazione dovrebbe raggiungere quella profondità.

Detto questo è indispensabile mantenere l’idratazione del terreno il più a lungo possibile e cercare di reintegrare le perdite per evaporazione e traspirazione.

L’analisi visiva è quella che ci dà un valido aiuto nel rilevare eventuali sintomi di sofferenza delle piante per carenza idrica. Il colore più scuro della foglia, la curvatura a cucchiaio della lamina fogliare (fragola, zucchino, peperone, pomodoro), la posizione parallela anziché perpendicolare ai raggi solari delle foglie (fagiolo), lievi appassimenti (cetriolo, lattuga) sono sintomi dello stato di sofferenza della pianta.

Tutte le piante da orto hanno importanti esigenze idriche per essere produttive. Nelle prime fasi del loro sviluppo tutti gli ortaggi soffrono la scarsità d’acqua dopodiché alcune la tollerano meglio di altre. Ad esempio, cipolla, porro, cavolfiore, verza, radicchio sopportano la carenza di acqua meglio di lattuga, cetriolo, zucchino, peperone, patata.

Somministrando meno acqua rispetto al fabbisogno della pianta si possono avere delle alterazioni del metabolismo per cui:

  • Piante meno sviluppate con foglie ingiallite;
  • Fiori che cadono (es. pomodoro, melanzana, cetriolo)
  • Produzione accelerata di frutti che saranno più piccoli e con meno semi (es. peperone, fagiolo);
  • Ciclo produttivo più veloce e raggiungimento della maturazione fisiologica (che non coincide con quella commerciale);
  • Piante più sensibili agli stress biotici (dovuti a parassiti) ed abiotici (dovuti a condizioni climatiche);

Radici che degenerano e perdono la capacità di assorbire acqua.

Nel caso in cui il terreno manifesti una buona capacità drenante non c’è nessun problema: le radici delle piante dispongono di adeguate quantità di acqua ed ossigeno per cui l’acqua in eccesso viene allontanata per percolazione.

Se invece il terreno risulta compatto, in presenza di grandi quantità d’acqua questa tende a riempire gli spazi destinati all’aria con conseguente asfissia radicale ed impossibilità da parte delle radici di assolvere alla loro funzione principale di assorbimento.

A prescindere dalla tipologia di irrigazione (a pioggia, a goccia) che si intende adottare nel nostro orto la cosa importante è non fare mai mancare acqua di giorno ovvero nel periodo della giornata in cui ci sono le condizioni per lo svolgimento della fotosintesi e le perdite d’acqua per evaporazione.

Quindi:

  • Irrigazione serale o notturna: rende minime le perdite per evaporazione (di notte l’umidità dell’aria è maggiore rispetto al giorno). Meglio comunque evitare di irrigare a pioggia per impedire che la vegetazione resti bagnata tutta la notte e favorisca l’insorgenza di malattie fungine e batteriche che beneficiano di questa condizione.
  • Irrigazione di primo mattino: può essere prevista a pioggia visto che la bagnatura sulla vegetazione persisterà poco in seguito all’intensa evaporazione favorita dall’insolazione.
  • Irrigazione a giorno inoltrato (tarda mattinata, mezzogiorno, pomeriggio) è in ritardo rispetto alle esigenze della pianta (la scarsità di acqua di giorno diventa il fattore limitante della fotosintesi).

Non è consigliabile lasciar passare troppo tempo tra due bagnature successive, si potrebbe rischiare che il terreno si disidrati molto con conseguente stress idrico per le piante.

  • Su pomodoro è frequente, per quanto riguarda le varietà a frutto allungato o il tipo Cuore di bue, la fisiopatia (malattia di natura non parassitaria) del “marciume apicale”. Si presenta come un annerimento della parte apicale del frutto ed è imputabile ad uno squilibrio nutrizionale (carenza di calcio in particolare) associata ad una gestione errata dell’irrigazione. Anche in questo caso irrigare nel modo giusto, con costanza e senza eccessi può aiutare nella prevenzione di questa problematica, associando contestualmente concimazioni regolari a base di calcio durante la fase di produzione dei frutti.
  • Su certe varietà di pomodoro si riscontrano delle spaccature durante la maturazione del frutto quando, dopo la pioggia e il successivo periodo di carenza d’acqua, i frutti assorbono quantità di acqua tali da “gonfiare” velocemente lacerando la buccia. Successivamente la spaccatura viene cicatrizzata grazie alla produzione di uno strato di sughero.

A questo punto cosa si può fare?

La soluzione è sempre quella di mantenere una idratazione costante nel terreno con bagnature regolari e adeguate evitando di far trascorrere troppo tempo tra due irrigazioni successive.

Metodi per risparmiare acqua

L’acqua si sa è un bene prezioso per cui è meglio non sprecarla e garantirne un’adeguata gestione.

  • Quest’anno, a differenza di quello passato, abbiamo una buona disponibilità di acqua piovana, un bene gratuito che potremmo pensare di raccogliere in appositi contenitori per utilizzarlo proprio per l’irrigazione.
  • Un ottimo metodo per trattenere l’acqua, soprattutto nella stagione estiva, è l’utilizzo della pacciamatura, un metodo che prevede la copertura del terreno dove si semina o si trapianta con del materiale inerte tipo aghi di pino, segatura, corteccia, paglia oppure teli a maglie intrecciate affinché l’umidità venga trattenuta quanto più possibile.
  • L’aumento di humus nel terreno migliora la capacità di ritenzione idrica e rende meno necessari gli interventi irrigui. La fertilità del terreno si mantiene incorporando fertilizzanti capaci di produrre cospicue quantità di humus, tra questi si ricordano il letame, lo stallatico (miscele di letami disidratati e pellettati) e la pratica del sovescio ovvero l’interramento di materiali vegetali di particolari colture seminate e cresciute appositamente sul posto.

Articolo di Elisabetta Massi

Fonte:

BIBLIOGRAFIA

Scuola Esperienziale Itinerante di Agricoltura Biologica

Colture Protette – Romano Tesi

Come prevenire e combattere le infestazioni di afidi e cocciniglie

Come prevenire e combattere le infestazioni di afidi e cocciniglie

Capita spesso di trovare piccoli insetti di vario aspetto, colore e dimensione che infestano le nostre piante da appartamento o giardino, soprattutto durante la stagione primaverile-estiva; riconoscere questi organismi può aiutare ad intervenire tempestivamente eliminando il problema senza severe conseguenze.

Nella maggior parte dei casi si trattano di infestazioni da Afidi e/o Cocciniglie.

Gli Afidi (in gergo “Pidocchi delle piante”) sono insetti molto frequenti nel nostro areale e molto spesso attaccano diversi generi di piante comuni, fra cui gli agrumi, alberi da frutto, siepi, ma anche piante da fiore in vaso; lo stesso vale per le Cocciniglie. Entrambi appartengono allo stesso Ordine, i Rhynchota, e per questo condividono la stessa tipologia di apparato boccale (pungente-succhiante) ne consegue la comparsa di sintomi molto simili sulle nostre piante.

È molto importante attuare un’azione preventiva ed effettuare trattamenti per eliminarne la presenza, poiché infestazioni molto gravi e prolungate, possono provocare seri danni per le nostre essenze domestiche.

Si possono adottare quindi strategie preventive e/o curative per eliminare e/o prevenire le infestazioni e i danni derivanti.

Il riconoscimento:

[fusion_gallery order_by=”desc” limit=”2″ pagination_type=”” load_more_btn_text=”” layout=”grid” picture_size=”fixed” aspect_ratio=”” custom_aspect_ratio=”100″ aspect_ratio_position=”” gallery_masonry_grid_ratio=”” gallery_masonry_width_double=”” lightbox=”yes” lightbox_content=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” columns_medium=”0″ columns_small=”0″ columns=”2″ column_spacing=”” hover_type=”” bordersize=”” bordercolor=”” hue=”” saturation=”” lightness=”” alpha=”” border_radius=”” load_more_btn_span=”no” button_alignment=”center” load_more_btn_hover_color=”” load_more_btn_color=”” load_more_btn_hover_bg_color=”” load_more_btn_bg_color=”” caption_style=”off” caption_title_tag=”2″ fusion_font_family_caption_title_font=”” fusion_font_variant_caption_title_font=”” caption_title_size=”” caption_title_line_height=”” caption_title_letter_spacing=”” caption_title_transform=”” caption_title_color=”” caption_background_color=”” fusion_font_family_caption_text_font=”” fusion_font_variant_caption_text_font=”” caption_text_size=”” caption_text_line_height=”” caption_text_letter_spacing=”” caption_text_transform=”” caption_text_color=”” caption_border_color=”” caption_overlay_color=”” caption_align_medium=”none” caption_align_small=”none” caption_align=”none” caption_margin_top=”” caption_margin_right=”” caption_margin_bottom=”” caption_margin_left=””]

AFIDI

Gli afidi sono insetti di circa 5-7 mm, nella maggior parte delle volte atteri (senza ali) e di vario colore (i più comuni sono verdi o neri). Fra i più comuni si ricorda il Myzus persicae. La particolarità che aiuta i riconoscerli è la presenza dei Sifoni, due piccole protuberanze che si trovano alla fine dell’addome (vedi foto), visibili a occhio nudo o aiutandoci con una lente.

[fusion_gallery order_by=”desc” limit=”2″ pagination_type=”” load_more_btn_text=”” layout=”grid” picture_size=”fixed” aspect_ratio=”” custom_aspect_ratio=”100″ aspect_ratio_position=”” gallery_masonry_grid_ratio=”” gallery_masonry_width_double=”” lightbox=”yes” lightbox_content=”” margin_top=”” margin_right=”” margin_bottom=”” margin_left=”” hide_on_mobile=”small-visibility,medium-visibility,large-visibility” class=”” id=”” columns_medium=”0″ columns_small=”0″ columns=”2″ column_spacing=”” hover_type=”” bordersize=”” bordercolor=”” hue=”” saturation=”” lightness=”” alpha=”” border_radius=”” load_more_btn_span=”no” button_alignment=”center” load_more_btn_hover_color=”” load_more_btn_color=”” load_more_btn_hover_bg_color=”” load_more_btn_bg_color=”” caption_style=”off” caption_title_tag=”2″ fusion_font_family_caption_title_font=”” fusion_font_variant_caption_title_font=”” caption_title_size=”” caption_title_line_height=”” caption_title_letter_spacing=”” caption_title_transform=”” caption_title_color=”” caption_background_color=”” fusion_font_family_caption_text_font=”” fusion_font_variant_caption_text_font=”” caption_text_size=”” caption_text_line_height=”” caption_text_letter_spacing=”” caption_text_transform=”” caption_text_color=”” caption_border_color=”” caption_overlay_color=”” caption_align_medium=”none” caption_align_small=”none” caption_align=”none” caption_margin_top=”” caption_margin_right=”” caption_margin_bottom=”” caption_margin_left=””]

COCCINIGLIA

La Cocciniglia è un insetto, che nella forma femminile (quella che vediamo sulle piante) si presenta con un corpo bianco, tozzo a forma di scudetto, spesso assomigliante ad una piccola pallina di lana. Non presenta le ali, al contrario del maschio, e per questo passa la maggior parte della sua vita immobile ed ancorata sui tessuti vegetali attraverso l’apparato boccale. La Cocciniglia attacca sia parti legnose che verdi, nella maggior parte dei casi essa si trova sulla pagina inferiore delle foglie dove è più difficile vederla e trattarla.

Il danno:

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/05/arancio-tra-le-foglie-su-un-ramo-di-albero-che-raccoglie-agrumi-messa-a-fuoco-selettiva-sull-idea-arancione-per-uno-sfondo-o-uno-sfondo-per-la-pubblicita.jpg

Il danno può essere del tutto estetico, ma a seconda della gravità e della pianta colpita, si possono avere ripercussioni sulla produzione (agrumi o alberi da frutto), fioritura e persino sulla sopravvivenza della coltura stessa. Il danno estetico è prevalentemente dovuto alla fisica presenza dell’insetto, ma anche dalla forma delle foglie e germogli colpiti, che consecutivamente alla puntura dell’insetto, esse assumono. Le foglie appaiono così contorte e avvolte su sé stesse a “sigaro”; in più le foglie colpite possono assumere colorazioni giallastre e infine deperire. Gli insetti in questione attraverso il loro apparato boccale pungono i tessuti e traggono il loro nutrimento dalla linfa; essa è composta prevalentemente da azoto, di cui essi si nutrono, e gran quantità di zuccheri. Proprio quest’ultimi spesso risultano essere in esubero per la loro dieta, perciò, sono obbligati ad espellerli attraverso la formazione di gocce altamente zuccherine, di colore trasparente, che prendono il nome di “melata”. Questa escrezione zuccherina è una sostanza molto importante per le api, oltre al polline e il nettare, esse usano anche quest’ultima come materiale per produrre il miele, in questo specifico caso il miele di melata. La stessa melata però può avere ripercussioni negative per la pianta, poiché oltre ad essere appetibile per le api risulta essere un substrato facilmente attaccabile da funghi, che depositandovisi sopra, ne traggono nutrimento per la sopravvivenza. Questo parassitismo dà vita a quella sintomatologia chiamata fumaggine; sui tessuti della pianta dove in precedenza era presente la melata e successivamente si è posato il fungo, si formerà un patina nerastra che ricorda appunto fuliggine di camino. Questa patina nerastra risulta essere deleteria per le foglie delle piante poiché ne ostacola il processo fotosintetico causandone l’ingiallimento e la caduta; nelle infestazioni gravi si può incorrere nella completa caduta di tutte le foglie e la morte della pianta.

Prevenzione e rimedi :

Come mezzo difensivo esistono molte sostanze naturali, oltre a quelle chimiche di sintesi, che possono fare al caso nostro. Ad esempio, esistono in commercio prodotti a base di aglio, equiseto, propoli, olio di soia, olio di lino, oli di semi, che hanno un effetto rinettante e quindi preventivo nei confronti di molti insetti dannosi, creando una “barriera difensiva” per la pianta. Molte di queste sostanze possono essere miscelate o ottenute con prodotti casalinghi. È molto importante effettuare i trattamenti preventivi prima dell’inizio delle infestazioni, irrorando la chioma della coltura nelle ore fresche, meglio se al mattino presto o tarda serata (in assenza di forte irraggiamento solare), e con adeguata continuità; è di vitale importanza che i prodotti protettivi siano presenti quanto più possibile sulle piante, spesso è opportuno ripetere i trattamenti anche a intervalli di 5 giorni o più frequentemente se si verificano eventi metereologici.

Il trattamento deve essere effettuato con bassi volumi idrici favorendo l’aderenza del prodotto sulle foglie e non la percolazione (si possono addizionare adesivanti).

Alcune pratiche agronomiche e scelte tecniche possono prevenire l’insorgenza e ridurre al minimo i fattori favorevoli alle infestazioni, per esempio:

  • effettuare opportune potature che mirano a svuotare l’eccesso di vegetazione della chioma riducendone il ristagno di umidità all’interno e aumentando la penetrazione della luce del sole;
  • evitare innaffiature sopra chioma, meglio se localizzate in basso in corrispondenza delle radici;
  • evitare concimazioni azotate eccessive, o comunque effettuare fertilizzazioni equilibrate;
  • qualora la tipologia di pianta sia idonea si consiglia di esporre la pianta a correnti di aria non eccessivamente fredde;
  • asportare gli organi vegetali colpiti (spesso gli afidi si aggregano in piccole colonie durante l’azione trofica e di ovideposizione);
  • nel caso di infestazioni di cocciniglia effettuare trattamenti irrorando la pianta anche dal basso verso l’alto in maniera da bagnare anche la pagina inferiore delle foglie dove essere tende ad annidarsi.

Bisogna anche ricordarsi che molte delle specie di insetti che popolano i nostri giardini o balconi possono risultare molto utili. Oltre agli insetti pronubi (impollinatori), è il famoso caso della coccinella che preda altri insetti, me esso è solo il più comune caso di relazione antagonistica. Afidi e cocciniglie sono predati e parassitizzati da molte specie di insetti definiti organismi utili, di cui spesso non conosciamo l’aspetto o esistenza, incorrendo nell’errore di scambiarli per agenti di danno ed eliminandoli con trattamenti non razionali. Tante delle sostanze sopracitate aiutano a proteggere la pianta senza eliminare la fauna utile e garantendo anche alimenti senza residui pericolosi. Ad esempio, è molto consigliato l’utilizzo di prodotti a base di Azadiractina, un limonoide estratto dai semi dell’albero di Neem (Azadirachta indica), impiegato in agricoltura come insetticida, acaricida e nematocida biologico.

L’aiuto dell’esperto :

Per eliminare la presenza delle esuvie degli insetti (resti inanimi), soprattutto nel caso della cocciniglia e delle fumaggini, si consiglia di effettuare due trattamenti consecutivi:

Nelle ore fresche del giorno effettuare un’irrorazione a tutta chioma con focus sulle parti molto colpite della pianta bagnando bene anche la pagina inferiore delle foglie, con sapone molle o sapone di Marsiglia (va bene quello del supermercato) miscelato con abbondante acqua. La pianta deve risultare molto bagnata.

Il secondo trattamento va effettuato il giorno successivo, sempre nelle ore più fresche (meglio di sera) con olio di semi (soia, girasole, lino ecc.) o olio banchi o di paraffina, miscelati con acqua irrorando bene la pianta. Questo secondo trattamento differisce da quello protettivo con gli stessi oli, poiché la quantità di acqua irrorata deve essere elevata per garantire un risciacquo importante della pianta eliminando le impurità.

La Rosa: il fiore di Maggio

La Rosa: il fiore di Maggio

Cenni Botanici

Il genere Rosa appartiene alla famiglia delle Rosaceae, e conta circa 150 specie naturali, originarie dell’Europa e dell’Asia, ed un numero infinito di ibridi orticoli.
A seconda della specie si tratta di arbusti dal portamento cespuglioso, sarmentoso, strisciante, dai fiori più o meno grandi, semplici o doppi, singoli o riuniti in grappoli, frutti (acheni) contenuti in un falso frutto chiamato “cinorrodo”. In Italia si trovano allo stato spontaneo diverse specie, la più comune è la Rosa canina, ma anche la Rosa gallica, la glauca e la pendulina.

La coltivazione

La rosa è una pianta adattabile a qualsiasi tipo di terreno, purchè ben lavorato e,concimato, ricco di sostanza organica.
Le lunghe radici scendono molto in profondità quindi predilige la piena terra. Può essere coltivata anche in vaso, ma solo se questo è molto grande e capiente. La concimazione si effettua in primavera con prodotti specifici granulari a lenta cessione. Esige una esposizione in pieno sole e non gradisce posizioni troppo affollate da altre piante e poco ventilate.

La potatura

E’ molto importante potare le piante di rose a fine inverno, per garantire il massimo della fioritura. Le varietà moderne a stelo lungo sono le “Mix Brevettate”, le “Ibride Grandifiore” e le “Grandi Profumi”, si potano basse, a 20-30 cm da terra, o comunque alla distanza suddetta dalla base legnosa. Le antiche invece, necessitano di mantenere i rami forti dell’anno precedente più lunghi, quindi, si eliminano quelli secchi o deboli, e si cimano i rami per dare una forma “pettinata” all’arbusto. Le rose inglesi e le antiche rifiorenti come le “Bourbon” e le “Portland” sono una via di mezzo fra i due gruppi, e si potano a 40-50 cm da terra o dalla base legnosa. Le rose rampicanti devono subire accorciamento dei lunghi getti emessi alla fine dell’estate, senza “vuotare” troppo la parte bassa della pianta. I tagli si effettuano con forbici affilate, eseguendoli a “becco di flauto”, con la parte “appuntita” che porta la gemma.

https://www.floratoscana.it/wp-content/uploads/2023/05/Potature-Rose.png

Le Rose Antiche

Ci sono diverse teorie che definiscono quali varietà debbano essere annoverate in questo gruppo. Alcuni autori indicano come il 1867, altri il 1900 ad ancora il 1945 come data ultima (di introduzione sul mercato o in letteratura) per rientrare nel gruppo.

Solitamente non sono rifiorenti, ovvero la maggior parte e soprattutto le più vecchie, fioriscono abbondantemente ma solo in primavera. Altre varietà dei gruppi Ibridi Perpetui, Portland, Bourbon, Cinesi, Moschata sono invece rifiorenti.

Le rose antiche si dividono nei seguenti gruppi:

Alba, Damascena, Gallica, Centifolia, Muscosa, Bourbon, Cinesi, Ibridi Moschata, Ibridi Perpetui, Noisette Rampicanti e Portland.

Le Rose Moderne

Possiamo attribuire il nome di rose moderne a tutte quelle varietà di rosa create dalla fine del 1800, frutto di incroci tra le varie specie originarie di Cina ed estremo oriente.

La rosa moderna più nota è la Tea incrocio tra la Rosa gigantea e la Rosa chinensis.

Le rose moderne possono dividersi :

Ibridi Tè (HT), Polyantha, Floribunde, Miniatura Lillipuziane, Inglesi, Paesaggistiche, Grandi Profumi, Ibridi GrandiFiori e Rose Rampicanti.

Ti potrebbero interessare anche Il ruolo degli elementi nutritivi delle piante.

Per saperne di più seguici sui nostri social e guarda i video dedicati

Anigozanthos “Celebrations”

Anigozanthos “Celebrations”

Gli Anigozanthos sono piante erbacee perenni rizomatose della famiglia delle Haemodoraceae, originarie del sud-ovest Australia e chiamate “zampe di canguro” per la somiglianza del fiore ad una zampa quando aperto. Se coltivate in situazioni aride e calde, in estate perdono la parte aerea per germogliare nuovamente in autunno. Le foglie sono lunghe e strette e partono da una rosetta basale. Il rizoma orizzontale ha una linfa che permette alla pianta di resistere a situazioni di aridità estiva. I fiori sono tubulari, coperti da una peluria colorata che li rende di aspetto vellutato e sono portati alla sommità di lunghi steli, adatti anche per essere recisi.

Le nuove varietà della serie “Celebrations” sono cinque e sono state ottenute da ibridatori esperti al Kings Park di Perth in Australia, dopo dieci anni di ricerche condotte per migliorare e creare ibridi più rustici e resistenti alle malattie in colori mai visti in questo genere.

‘Aussie Spirit’: I fiori sono gialli alla base, passando per i verde e finendo con sfumature azzurre.

‘Carnival’: I fiori sono lilla-viola con interno verde chiaro, su fogliame verde bluastro.

‘Cocktail’: Vivido porpora, rosa acceso e blu, per questa incredibile varietà.

‘Fireworks’: Show pirotecnico di rosa elettrico e bluette brillante!

‘Masquerade’ :Fiori blu uniti, con interno verde chiaro.

Queste varietà sono resistenti anche nelle zone costiere con vicinanza del mare, necessitano di irrigazioni più frequenti nel periodo di fioritura, terreno per piante acidofile ben drenato e senza ristagni idrici, una posizione soleggiata o in mezz’ombra. In inverno resistono fino a zero gradi e tollerano brevi punte più basse. Gli steli sfioriti devono essere tagliati per favorire lo sviluppo di nuovi.

Cosa si intende per Concimazione Fogliare?

Di norma i vegetali si nutrono attraverso le radici. Anche le parti aeree delle piante, e in particolare le foglie, sono però in grado di assorbire rapidamente gli elementi nutritivi sciolti in acqua.

Cosa si intende per concimazione fogliare?

La concimazione fogliare consiste nel somministrare la soluzione nutritiva attraverso l’apparato aereo delle piante, anziché attraverso l’apparato radicale. Questa tecnica si è diffusa sempre di più negli ultimi anni quasi a diventare indispensabile in certe situazioni.

Si tratta di apportare gli elementi nutritivi spruzzando la soluzione nutritiva sia sulle foglie che sugli steli. L’efficacia di questa tecnica per alcuni elementi nutritivi e per alcune fasi di sviluppo può essere superiore di 8-10 volte rispetto alla concimazione via radicale.

La risposta della pianta dipende da:

  • specie;
  • titolo del concime;
  • concentrazione della soluzione nutritiva;
  • frequenza delle applicazioni;
  • fase di crescita della pianta.

Si deciderà il titolo di concime più adatto alla fase vegetativa in cui si trova la pianta. Visto che la quantità di nutrienti che essa è in grado di assorbire per via fogliare risulta inferiore al suo fabbisogno, si consiglia di adottare le applicazioni fogliari come integrazione alla concimazione radicale, soprattutto in determinate fasi di sviluppo.

Quando si consiglia?

La nutrizione fogliare è una soluzione eccellente quando l’apparato radicale della pianta non funziona in modo adeguato perché poco sviluppato o in seguito ad un attacco parassitario. Inoltre, risulta ideale quando la capacità di assorbimento delle radici è compromessa da fattori come terreni eccessivamente freddi, un pH elevato, forte competizioni delle infestanti o presenza di nematodi. I fogliari sono perfetti anche come strumento preventivo per evitare e/o contenere situazioni di stress.

Un caso tipico è quando il terreno trattiene gli elementi nutritivi, perché contiene quantità elevate di particelle argillose, o di carbonati, oppure in caso di squilibri tra elementi nutritivi, laddove l’eccesso dell’uno blocca la disponibilità di un altro importante elemento (es: Potassio/Magnesio; Potassio/Calcio; Ammonio/Calcio).

La concimazione fogliare è anche molto utile e importante in tutte quelle fasi in cui si hanno picchi di richieste nutritive che la radice, pur in piena efficienza, non è in grado di soddisfare: ad esempio, le fasi che precedono e seguono la fioritura (es. boro); o per aiutare la pianta a disporre dove servono degli elementi che hanno difficoltà ad essere traslocati (es. calcio), soprattutto in certi particolari momenti in cui stentano ad arrivare agli organi che ne hanno bisogno.

Meccanismo di assorbimento degli elementi nutritivi.

Se si considera la parte aerea della pianta gli elementi nutritivi penetrano principalmente nelle foglie e secondariamente nei frutti, mentre le parti legnose ne assorbono solo una quantità trascurabile. L’assorbimento è maggiore nelle foglie giovani rispetto a quelle adulte.

L’assorbimento degli elementi sulla superficie fogliare avviene attraverso la cuticola, l’epidermide, il tessuto a palizzata, oppure attraverso gli stomi. La traslocazione avviene tramite la linfa elaborata nel floema.

Le aperture fogliari sono molto piccole, per questa ragione è molto importante la dimensione delle molecole; quelle troppo grandi difficilmente potranno beneficiare di un trasporto passivo all’interno della foglia.

Affinché un elemento possa essere assorbito è estremamente importante che rimanga sulla foglia per un periodo relativamente lungo e che non venga dilavato, che la bagnatura sia ben eseguita ovvero omogenea in modo che la superficie di contatto della goccia contenente il principio attivo copra la maggior parte di superficie fogliare.

La velocità di assorbimento degli elementi sulla superficie fogliare dipende dall’elemento stesso; l’azoto, il potassio e il magnesio vengono assorbiti al 50% di quanto somministrato nel giro di qualche ora, il fosforo ha bisogno da 1 a 5 giorni per essere assorbito al 50%, il calcio di 1-2 giorni, il ferro di un giorno per essere assorbito al 10% e di 10-20 giorni per il resto; il manganese e lo zinco di 1-2 giorni, lo zolfo di 8.

A questo punto è bene fare attenzione alle piogge che seguono il trattamento che potrebbero dilavare il prodotto rendendo vana la somministrazione.

All’interno della foglia gli elementi differiscono per la diversa modalità di traslocazione; sono molto mobili azoto, potassio, fosforo, zolfo e cloro, mentre poco mobili sono lo zinco, rame, manganese, ferro e molibdeno.

Va comunque ricordato che sciogliendo un qualunque concime nell’acqua si aumenta la salinità di quest’ultima (conducibilità elettrica), anche se in maniera variabile in funzione delle caratteristiche dei diversi concimi; ne deriva quindi il rischio di ustione fogliare. Di conseguenza si dovrebbero impiegare concentrazioni ridotte di fertilizzanti, che dipendono dalla sensibilità delle diverse colture. Particolare attenzione deve essere posta nella concimazione fogliare delle piante ornamentali, poiché anche piccole ustioni riducono drasticamente la bellezza delle piante e quindi il loro valore commerciale.

Quando è meglio effettuare la concimazione fogliare?

Il consiglio generale è quello di effettuare il trattamento la mattina presto o al tramonto quando le foglie si trovano in pieno turgore, oppure dopo una pioggia. L’aggiunta di un bagnante può favorire l’adesione del prodotto alla superficie fogliare evitando il dilavamento.

La concimazione fogliare deve essere considerata una valida integrazione alla concimazione radicale, non può sostituirla in toto poiché non basterebbe alla nostra coltura per produrre i suoi frutti.

Se vuoi altri consigli per la cura delle tue piante ti potrebbe interessare questo articolo sui Principi Nutritivi delle Piante

Azalea: consigli per la cura e la coltivazione

Cosa c’è di più bello di un arbusto in fiore?

Stiamo parlando dell’Azalea indica, nome botanico rhododendron, che si divide nelle seguenti specie e varietà:

  1. ponticum: arbusto diffuso in tutta Europa, soprattutto nelle brughiere dove può considerarsi quasi infestante. Fiori dal porpora al rosso.
  2. luteum: dà origine agli Ibridi di Azalee decidue. Originario del Causcaso, cresce fino a 3,5 metri.
  3. simsii: è la pianta madre delle Azalee Indica sempreverdi. Alto fino a 2,5 metri, con fiori imbutiformi, dal cremisi al rosso.

La varietà più famosa è senza dubbio Rhododendron simsii, la cui fioritura inizia da fine inverno ad inizio estate.

Ama la posizione di mezz’ombra, fresca, riparata dai venti forti e dal caldo pomeridiano. Perfette le posizioni a nord-est e nord-ovest.

Qual è il terreno più adatto?

L’Azalea prediligi i terreni acidi, morbidi, aerati e ricchi di humus. Cercate di usare terricci specifici per acidofile.

Lo stesso vale per il concime, infatti meglio usare un concime specifico per acidofile, nel periodo da Febbraio a Luglio. Non eccedere nelle somministrazioni. Le Azalee vanno concimate moderatamente, in quanto sono originarie di terreni poveri e hanno un apparato con radici sottili e non fittonanti. Per quanto riguarda l’irrigazione il substrato deve essere sempre leggermente umido (soprattutto durante la stagione calda), ma senza ristagni.
Se vuoi saperne su come nutrire le tue piante, ti potrebbe interessare questo articolo: Elementi nutritivi delle piante

Importante è la potatura, infatti è sufficiente una cimatura leggera dopo la fioritura, necessaria per asportare i fiori secchi (ciò impedisce anche la formazione di semi, che levano energia alla pianta per la successiva fioritura).

L’azalea non è non particolarmente soggetta a malattie e parassiti. Alcune accortezze possono comunque far bene alla pianta. Nei luoghi eccessivamente umidi Oidio e Ruggine (sistemare le piante in luoghi con maggiore circolazione dell’aria). Nei luoghi troppo asciutti Ragnetto Rosso (nebulizzare le foglie). Irrigazioni eccessive portano a marciumi radicali, per cui non lasciare i sottovasi pieni di acqua. Più che da malattie è bene fare attenzione alle ALTERAZIONI FISIOLOGICHE, come Clorosi ferrica (somministrare Ferro Chelato almeno una volta al mese durante il periodo vegetativo) e carenza di Magnesio (utilizzare un concime specifico ricco in Microelementi)

 

Piccole curiosità!

Da Rhododendron hirsutum (Azalea tipica delle nostre zone Dolomitiche) si ricava un ottimo miele.

Tra i Soci di Flora Toscana Lorenzo e Nina, Azienda Floricola Santa Chiara di Lorenzo e Nina Pastori, marito e moglie, sono da sempre produttori di Azalee e Rhododendri in vaso, sia da interno che da esterno. Le loro piante crescono attraverso una corretta concimazione e irrigazione oltre ad un processo di frigo terapia che le rende forti, vigorose e fiorite. Il periodo di maggiore produzione per è la primavera, le Azalee infatti sono una delle piante più regalate per la Festa della Mamma.

Le micorrize…cosa sono?

Le micorrize..cosa sono?

Il termine micorriza deriva dal greco: mycos significa fungo e rhiza radice. Le micorrize sono associazioni simbiotiche tra funghi del terreno e radici non lignificate delle piante. La simbiosi ha luogo nell’apparato radicale del vegetale e comporta un reciproco scambio di vantaggi tra i due organismi coinvolti: nel nutrimento e nella creazione di un ambiente favorevole a microrganismi utili e sfavorevole a patogeni e parassiti.

Gran parte della vegetazione del nostro pianeta risulta avere radici associate a funghi micorrizici: l’83% delle dicotiledoni, il 79% delle monocotiledoni formano di solito associazioni micorriziche. Invece le piante appartenenti alle famiglie delle Brassicacee (cavolo o Brassica oleracea), Chenopodiacee (spinacio o Spinacea oleracea) e Proteacee (noce di Macadamia o Macadamia integrifolia) come anche le piante aquatiche, raramente, o mai, hanno micorrize.
Le micorrize sono assenti in radici che crescono in suoli molto secchi, salini o allagati o dove la concimazione del suolo è all’estremo (o troppo alta o molto bassa). In particolare, le micorrize sono assenti in piante coltivate in colture idroponiche o in colture giovani in rapida crescita.

I funghi micorrizici sono formati da fini filamenti tubolari detti ife e le stesse, raggruppandosi, formano il corpo del fungo chiamato micelio. Le sottili ife delle micorrize estendono la portata delle radici nel terreno circostante e facilitano l’acquisizione di elementi minerali, in particolare quelli come il fosforo che sono relativamente immobili nel terreno. In cambio, le piante forniscono carboidrati alle micorrize.

Esistono diversi tipi di micorrize: ectomicorrize ed endomicorrize.

Le ectomicorrize sono funghi che colonizzano soltanto alcune specie di piante, specialmente alberi, formando uno strato fungino attorno alle radici. La radice micorrizata assume un aspetto rigonfio in cui, anche ad occhio nudo,  è possibile osservare un mantello fungino esterno che ricopre gli apici radicali. I tartufi sono l’espressione più conosciuta di questa simbiosi micorrizica.

Le endomicorrize invece sono simbionti che penetrano all’interno dei tessuti della pianta ospite e giocano un ruolo cruciale nella sua capacità di assorbire nutrimento. All’interno delle cellule la micorriza forma strutture ramificate (arbuscoli) e strutture ovoidali (vescicole), mentre esternamente espande il micelio senza andare oltre una distanza di pochi centimetri dalla radice. Le endomicorrize possono colonizzare il 95% delle specie di piante e sono quelle di maggior interesse agricolo perché possono essere un valido aiuto allo sviluppo delle piante da orto e degli alberi da frutto. Esistono molti prodotti per l’agricoltura che uniscono i concimi organici agli inoculi di micorrize da utilizzare al momento del trapianto o della germinazione delle giovani plantule, per tutte le tipologie di colture.

Le micorrize creano una serie di vantaggi per la pianta:

  • incrementano l’apparato radicale, che può arrivare a essere sette volte più esteso rispetto a quello di una pianta normale;
  • generano condizioni favorevoli alla vita di microrganismi utili: alcuni di questi microrganismi presiedono alla trasformazione di diversi elementi nutritivi necessari alla pianta (batteri azoto fissatori), altri microrganismi combattono la diffusione di agenti patogeni, altri ancora ostacolano i nematodi.

I benefici per la pianta sono innumerevoli:

  • Migliore capacità di assorbire acqua ed elementi nutritivi (azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, ferro, zinco, rame), grazie ai microrganismi della rizosfera. Di conseguenza nella coltivazione serviranno meno fertilizzanti, ottimizzando le sostanze presenti nel terreno, inoltre possono migliorare le qualità organolettiche di verdure ed erbe aromatiche.
  • Migliore resistenza alla siccità, grazie a una maggior capacità di assorbire e immagazzinare acqua, tramite l’apparato radicale più sviluppato. Ciò significa piante da annaffiare meno spesso e una reazione migliore al caldo dei mesi estivi.
  • Miglior resistenza a malattie fungine, osteggiate dalle micorrize con effetto di barriera meccanica.
  • Effetto repellente sui nematodi, grazie ai microrganismi che si sviluppano tra le radici delle piante micorrizate.
  • Minor stress da trapianto per le piantine da orto o floricole, grazie a un apparato radicale più sviluppato e reattivo.

In conclusione, le micorrize permettono di avere piante più vigorose e resistenti alla maggior parte delle avversità (dalla siccità ai patogeni), diminuendo il fabbisogno di concimi minerali.

Bibliografia:

Lincoln Taiz – Eduardo Zeiger  FISIOLOGIA VEGETALE  pp. 176-177

Cymbidium: le orchidee a fiore grande

Cymbidium: le orchidee a fiore grande

Flora Toscana insieme a Barrita Orchids ha selezionato una gamma di Cymbidium per tutti gli amanti delle orchidee. Queste piante sono facili da coltivare e producono fiori grandi e dai colori accesi.

I Cymbidium sono piante meravigliose, infatti hanno la capacità di rigenerarsi ogni anno e di regalare fiori per infinite stagioni.

Ecco alcuni semplici suggerimenti per ottenere il meglio dal tuo cymbidium:

  1. Tienilo umido.

    I Cymbidium tradizionali hanno origine da specie raccolte da alberi nella regione himalayana. In queste regioni predilige un clima monsonico, con una stagione delle piogge e una secca. Le piante quindi si sono evolute per immagazzinare l’umidità negli pseudo bulbi, vere e proprie riserve d’acqua, rendendo il centro della pianta umido in modo che le radici non si secchino mai completamente.

  1. Non dividere.

    Anche se la pianta di Cymbidium sembra un gruppo di bulbi che possono essere divisi, non devono essere divisi. Gli pseudobulbi sono tutti collegati e condividono le risorse energetiche tra loro. La divisione o la rottura ricadrà sulla fioritura dell’intera pianta. Ove possibile, quindi rinvasa piuttosto che dividere la pianta.

  2. Fioritura stupenda.

    Per fiorire bene i Cymbidium hanno bisogno di una netta differenza tra le temperature notturne e diurne, devono rimanere all’aperto in autunno fino a quando le temperature notturne non scendono vicino a 0°C.

  1. Parassiti e malattie.

    Il Cymbidium può essere colpito da afidi, acari e malattie virali.

  1. Concimazione.

    Si consiglia un concime specifico per orchidee da utilizzare nei mesi più caldi (giugno-settembre) per favorirne la crescita in abbinamento ad opportuna coltura.

  2. Terreno.

    Il Cymbidium ha bisogno di una miscela che contenga lana di roccia orticola, perlite e carbone, molto ben drenata!

  3. Esposizione.

    Molta luce, ma evita i raggi diretti del sole. I Cymbidium infatti possono prosperare in pieno sole, purché ci sia umidità nelle radici. Le foglie anche se si scottano con i raggi del sole in estate riusciranno lo stesso a produrre molti fiori.

Quindi pochi semplici step per avere sempre un cymbidium sano e con una fioritura stupenda.

Scopri le varietà sul nostro sito web: https://www.floratoscana.it/Downloads/barrorch-foto.pdf