Commercio non solo nella Gdo: i negozi per la vendita resteranno aperti. Settore da 100mila addetti per 27mila aziende e oltre 2,5 miliardi di fatturato
Sono stati sbloccati il trasporto e la commercializzazione di fiori e piante. Un settore che in maniera inspiegabile era stato bloccato visto che al contempo restavano autorizzato il complesso delle attività agricole. Una misura, quella del blocco, che rischiava di mettere in ginocchio, per giunta all’inizio della primavera, un settore che a differenza di altri dell’agroalimentare non può contare né sulla possibilità di frigoconservazione dei prodotti né nello stoccaggio come per i prodotti alimentari destinati alla stagionatura o all’invecchiamento. Pertanto lo stop al settore florovivaistico avrebbe comportato la destinazione di larghissime fette della produzione semplicemente al macero.
«Il grido di allarme che si è levato in questi giorni dal settore florovivaistico – ha commentato la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova – non è rimasto inascoltato. Semi, piante, piante da frutto, fiori ornamentali, piante in vaso, fertilizzanti, potranno essere prodotti, trasportati, commercializzati. E i negozi per la vendita resteranno aperti. Dovunque. Non solo nella grande distribuzione».
NOVARA – «E’ consentita la vendita di piante e fiori in supermercati, mercati, punti vendita e vivai». Lo rende noto Coldiretti, che aveva chiesto sul tema un chiarimento al governo. «La nota di precisazione è un risultato importante per dare respiro alle aziende – osserva Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara e Vco -. Ora lanciamo un appello alla grande distribuzione, ai mercati e a tutti i punti vendita aperti affinché promuovano la vendita di fiori e piante. In Piemonte il comparto genera una produzione lorda vendibile di oltre 130 milioni di euro con più di 1.100 imprese diffuse sul territorio, una superficie di 1.300 ettari e l’impegno di 3.500 addetti. Nelle nostre province sono centinaia le aziende attive e costrette in questi giorni a gettare via fiori e piante nel periodo dell’anno in cui di solito si lavora di più».
Anche Eugenio Gioria, presidente della Flor Coop Lago Maggiore, cooperativa con sede a Nebbiuno a cui aderiscono una ventina di imprese, aveva lanciato l’allarme sulla crisi del settore.
Priorità assoluta: “Mantenere in vita le aziende agricole e la filiera alimentare. L’ Europa deve essere più coraggiosa e consapevole”.E’ quanto il ministro Teresa Bellanova ha ribadito al Ministro dell’Agricoltura francese Didier Guillaume nel corso di un bilaterale in videoconferenza (foto in apertura) avvenuto ieri, a distanza di sole 24 ore dalla videoconferenza dei ministri dell’Agricoltura europei di ieri. “È necessaria – ha detto Bellanova all’inizio del colloquio – l’individuazione condivisa tra tutti i partner europei di soluzioni utili ad affrontare questa gravissima situazione: nessunodeve avere la sensazione che Bruxelles, come altri Paesi d’Europa, sottovalutino i problemi. Semmai serve un’Europa tanto più coraggiosa e consapevole quanto più grandi sono le sfide che oggi ci troviamo di fronte “. E ancora: “Le aziende agricole non possono essere lasciate sole in questa battaglia, dobbiamo rispondere alla loro esigenza di liquidità. Non sono sufficienti le deroghe specifiche ai regolamenti comunitari su presentazione delle domande, esecuzione di controlli e di pagamenti. Sono urgenti e necessarie azioni straordinarie“. Coraggio e visione, ha esortato Bellanova, che ha confermato al collega francese le proposte già illustrate nel corso della videoconferenza di ieri: proroga per le domande Pac oltre il 15giugno 2020, senza alcuna penalizzazione per i produttori; termini più ampi e nuove modalità di erogazione degli aiuti ai produttori con anticipazione delle risorse; attivazione di ulteriori strumenti di crisi per sostenere le filiere più colpite con Fondi extra Pac. “Non possiamo pensare solo a fronteggiare l’emergenza – ha sollecitato Bellanova – Va messo in campo un vero e proprio programma agricolo straordinario attraverso risorse straordinarieextra Pac, rimodulazione dei fondi Feaga, riprogrammazione delle risorse dello sviluppo rurale non impegnate, utilizzo delle annualità del Feasr 2021 e 2022, introducendo neiProgrammi di sviluppo rurale misure eccezionali che rispondano al nuovo scenario e alle nuove esigenze delle imprese agricole. E dobbiamo rispondere alla grande sofferenza della pesca, le cui attività sono state praticamente azzerate, ed a quelle del florovivaismo, coinvolgendo anche gli altri Stati europei le cui produzioni di fiori e piante rischiano di andare invendute. Oggi la priorità è tenere vive le aziende, perché subito dopo l’emergenza si torni a parlare di investimenti. Evitare di utilizzare fondi già presenti nel bilancio Ue significherebbe un’occasione persa. Non possiamo permettercelo”. Fonte: Ufficio stampa Mipaaf
“L’apertura sulla vendita di semi, pianti e fiori è un segnale importante di attenzione da parte del governo verso il florovivaismo, che avevamo sin dall’inizio sollecitato alle istituzioni, ma non si tratta purtroppo di un intervento risolutivo. Il settore sta vivendo infatti una crisi senza precedenti: le perdite in alcune regioni arrivano al 70% del fatturato annuo e per alcuni singoli produttori possono essere anche del 100%, dal momento che cerimonie e celebrazioni sono giustamente vietate in questo momento e ciò riduce moltissimo le occasioni di consumo e di acquisto di fiori e addobbi”.
Lo dichiara Simone Bartoli, Coordinatore settore Florovivaismo di Alleanza cooperative Agroalimentari in merito al via libera alla commercializzazione dei prodotti florovivaistici annunciata oggi dal Ministero delle politiche agricole, commentando la Faq pubblicata nella tarda serata di ieri che esplicitava le attività di vendita consentite nell’ambito dei prodotti agricoli.
“Pur ringraziando le istituzioni per questa attenzione – prosegue Bartoli – continuiamo a chiedere che vengano messi in campo strumenti di sostegno specifici per il comparto. Sarebbe auspicabile, ad esempio, che il Governo si facesse promotore di un messaggio di speranza, lanciando una campagna di promozione nazionale per riportare la primavera nelle case degli italiani incentivando l’acquisto di fiori e piante per addobbare balconi e giardini privati”.
Quasi un miliardo di piante e fiori appassiti e distrutti in un periodo in cui per molte aziende florovivaistiche si realizza oltre il 75% del fatturato annuale. L’allarme di Coldiretti
Niente fiori e piante per le cerimonie, come battesimi, matrimoni, lauree e funerali, né per le tradizionali feste. Chiusi i mercati settimanali, i fioristi e i centri giardinaggio. Difficoltà anche per le esportazioni con i blocchi al confine e in dogana di tanti paesi, UE ed extra-UE.
Il risultato è disastroso: Coldiretti stima che sono a rischio 200 mila posti di lavoro. «Un danno gigantesco per il settore florovivaistico nazionale che vede impegnate 27 mila imprese e che fino all’esplosione dell’emergenza Coronavirus ricopriva un ruolo di leader nel mondo: nel 2019 le esportazioni hanno raggiunto 904 milioni di Euro di piante, fiori e fronde, dirette soprattutto in Francia (188 milioni di Euro), Germania (159 milioni di Euro) e Olanda (153 milioni di Euro)».
«Ammontano a un miliardo», secondo l’Associazione, «i fiori e le piante appassiti e distrutti nelle serre e nei vivai italiani in queste ultime settimane, durante le quali solitamente si realizza per molte aziende oltre il 75% del fatturato annuale. Sono crollati gli acquisti di fiori e fronde recisi, di piante in vaso e si sono fermate anche le vendite e l’export di alberi e arbusti».
Accolte le richieste della Cia per salvaguardare un settore strategico: lettera del ministro Bellanova
Un intervento risarcitorio per le imprese da 250 milioni di euro. Questa la richiesta del ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e anche il Ministro della Salute Roberto Speranza per il settore del florovivaismo gravemente danneggiato dall’emergenza coronavirus.
“Il comparto è praticamente fermo e si tratta di produzioni deperibili, con costi di smaltimento che sarebbero a carico delle aziende già in pesante difficoltà” ha affermato il ministro nella sua lettera, accogliendo il nostro appello sulle misure urgenti da adottare per salvare migliaia di imprese.
“Le misure del decreto Cura Italia e le agevolazioni al credito non sono sufficienti”.
“Inoltre è fondamentale valutare la possibilità, con le opportune condizioni di sicurezza sanitaria, consentire la vendita nei garden center e ipermercati, restando a disposizione per chiarimenti di carattere tecnico” ha ribadito il ministro.
“La lettera di oggi rappresenta un importante accoglimento da parte del Ministro delle richieste e dei provvedimenti auspicati da Cia Savona. Un passaggio molto importante che speriamo possa portare a breve a risultati concreti”.
Palazzo Chigi al lavoro per la messa a punto del nuovo Dpcm che sarà approvato dal Cdm nel fine settimana che prevede ulteriori restrizioni con l’obiettivo di far fronte all’emergenza crescente del Coronavirus.
Tra le misure sembrerebbero ci sia – oltre all’estensione del periodo di sospensione delle scuole, che da quanto aveva appreso AGRICOLAE già nei giorni scorsi saranno riaperte direttamente a settembre – anche ulteriori limizioni agli spostamenti e agli orari di apertura dei negozi.
Sempre da quanto apprende AGRICOLAE da fonti interne il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Teresa Bellanova si starebbe battendo con forza in queste ore per escludere i prodotti deperibili da quelli nella lista la cui vendita è sospesa.
Obiettivo è ‘salvare’ il settore florovivaistico italiano, che ha subito finora danni per circa un miliardo di euro.
n questi giorni di emergenza sanitaria, cosa stanno facendo i Coordinamenti dei produttori nelle diverse regioni del mondo per prevenire la diffusione di COVID-19 tra le organizzazioni dei contadini e dei lavoratori?
In Asia
La Napp, il Coordinamento dei produttori di Asia e Pacifico, sta continuando a supportare programmi di informazione e formazione sul COVID-19 dei produttori e dei lavoratori, in particolare nelle piantagioni di tè.
Le organizzazioni di piccoli produttori del tè in Cina stanno combattendo contro la carenza di lavoratori migranti per la raccolta del tè durante la stagione primaverile di raccolta dovuta al Coronavirus. In India, le piantagioni in Assam e Darjeeling stanno prendendo severe misure per informare lavoratori attraverso specifici programmi di formazione sul COVID-19. La coltivazione di tè nella regione è appena iniziata quest’anno e la chiusura delle piantagioni in questo momento potrebbe diffondere un’altra epidemia ancora più grande: la fame. I programmi hanno l’obiettivo di diffondere informazioni sul Corona virus, sulla trasmissione, sui rischi sanitari associati e sulle misure precauzionali da adottare per evitare la sua potenziale trasmissione agli agricoltori, ai lavoratori e alla comunità.
Il programma è cominciato il 17 marzo ed è stato condotto dai dirigenti delle piantagioni con l’attiva partecipazione della maggior parte dei lavoratori. Sono stati stampati e distribuiti volantini sul COVID-19 nelle diverse lingue. I lavoratori hanno dichiarato di non essere a conoscenza del virus e che questo programma di formazione li ha davvero aiutati a capire e a prevenire il dilagare del virus.
Al progetto hanno partecipato medici sia in campo che nel dispensario. Il tema dell’igiene è stato una componente importante in particolare sull’importanza del lavaggio delle mani e sulla sanificazione dei servizi per prevenire l’infezione da COVID-19.
Le donne leader, anche in questo caso
Le donne della Scuola di leadership hanno preso l’iniziativa di condurre un workshop di due giorni per i lavoratori e il personale delle loro organizzazioni sui rischi legati al contagio da Corona virus. Soci scelti da ciascun dipartimento sono stati informati sulla malattia, sui sintomi e sulle notizie ad essa associate e sulle misure preventive che devono esser adottate non solo nel posto di lavoro ma anche in casa e all’interno delle comunità.
L’allarme delle organizzazioni agricole: perso il 60% del raccolto di primavera. Bellanova: governo pronto ad intervenire
«Conosciamo le difficoltà del settore e voglio assicurare tutti i florovivaisti e i floricultori italiani: la situazione che sta soffrendo il comparto è oggetto della massima attenzione e cura. Troveremo rapidamente misure compensative mirate. Nulla andrà perduto né in termini di sostegno immediato né in termini di prospettiva per le aziende del settore». La ministra dell’agricoltura, Teresa Bellanova, prova così a rassicurare un comparto che è in pesante difficoltà perché «il 60% della produzione nazionale di fiori e piante è ormai destinato alla distruzione a causa dell’emergenza coronavirus e occorrono misure di sostegno urgenti per tutelare i produttori che hanno già subito danni per 1 miliardo di euro». sostengono la Cia-Agricoltori Italiani e l’associazione florovivaisti italiani.