Floricoltura: le prospettive per il nostro territorio.
Venerdì 22 Marzo 2024 il nostro direttore Simone Bartoli è stato ospite della trasmissione “Ora Verde”, storica trasmissione di TVL, per parlare del Florovivaismo e le prospettive per il futuro.
Venerdì 22 Marzo 2024 il nostro direttore Simone Bartoli è stato ospite della trasmissione “Ora Verde”, storica trasmissione di TVL, per parlare del Florovivaismo e le prospettive per il futuro.
AGGIORNAMENTO CLASSIFICAZIONE ERBICIDI HRAC (Herbicide Resistance Action Commitee)
Dal 2023 il sistema di classificazione degli erbicidi è passato dall’utilizzo delle lettere ai numeri. Ogni numero (come precedentemente ogni lettera) identifica uno specifico meccanismo di azione. HRAC sostiene che un sistema di codici numerici sia più rilevante e sostenibile rispetto alle lettere (tutti comprendono i numeri arabi, compresa la Cina).
Per una migliore comprensione nella tabella sottostante vengono indicati nella prima colonna i codici HRAC secondo la nuova classificazione numerica e nella colonna accanto le lettere corrispondenti alla vecchia classificazione.
| Nuovo HRAC | Vecchio HRAC | MECCANISMO DI AZIONE (MoA) | Esempio p.a. |
| 1 | A | Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) | propaquizafop, Cletodim, Fenoxaprop-p-etile |
| 1 | A | Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) | fluazifop-p-butile,Quizalofop-p-etile puro |
| 2 | B | Inibitori Acetolattaso sintasi (ALS) | imazamox |
| 5 | C1 | Inibizione fotosintesi a livello del fotosistema II – Serine 264 | fenmedifam puro, lenacil, metribuzin |
| 6 | C3 | Inibizione fotosintesi a livello fotosistema II – Istidine 215 | piridate, bentazone |
| 14 | E | Inibizione enzima protoporfirinogeno ossidasi (PPO) | oxyfluorfen, pyraflufen-etile |
| 34 | F3 | Inibizione biosintesi del licopene ciclasi | clomazone |
| 9 | G | Inibitori dell’enzima EPSP sintetasi | glifosate |
| 3 | K1 | Inibizione dell’assemblaggio dei microtubuli | pendimetalin, propizamide |
| 15 | K3 | Inibizione della divisione cellulare | metazaclor |
| 29 | L | Inibizione della sintesi parete cellulare (cellulosa) | isoxaben |
| 4 | O | Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) | 2,4-D, MCPA, clopiralid, fluroxipir |
| 4 | O | Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) | triclopir, dicamba |
| 0 | Z | Meccanismo sconosciuto | acido pelargonico |
Per l’articolo completo clicca qui: https://www.floratoscana.it/2024/02/cosa-si-intende-per-resistenza-agli-agrofarmaci/
La Mimosa e la storia della Festa della Donna
In occasione della Festa della Donna, immergiamoci nella storia che ha portato la mimosa ad essere il simbolo intramontabile di questa giornata dedicata tutte le donne del mondo.
Siamo nel 1946, un momento cruciale nella storia delle donne italiane. In un periodo post-bellico, dove le donne cercavano di far sentire la propria voce e ottenere il riconoscimento dei propri diritti. Durante una manifestazione a Roma, Rita Montagnana, antifascista che aveva preso parte alle lotte partigiane, e Teresa Mattei, militante comunista, scelsero la mimosa come simbolo della loro lotta.
La mimosa, con i suoi fiori gialli luminosi e profumati, era oltretutto anche un fiore molto economico e rappresentava la speranza e la vitalità in un momento di rinascita e cambiamento.La scelta della mimosa andava oltre il semplice aspetto estetico del fiore. Crescendo rigogliosa in marzo, la mimosa simboleggiava la forza intrinseca delle donne, che non solo sopravvivono ma fioriscono anche nelle circostanze più difficili.
La scelta della data dell’8 marzo è invece varia e controversa, vi sono infatti varie versioni, dall’8 Marzo 1908 in ricordo di un terribile incendio in una fabbrica tessile di New York nel quale morirono molte donne che vi lavoravano, all’ 8 Marzo 1917 dove a San Pietroburgo, si tenne una manifestazione organizzata dalle donne che rivendicavano la fine della guerra.
Certo è che nel 1977 le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente l’8 Marzo come la Giornata Internazionale delle Donne.
Questo giorno si è trasformato nel tempo in un momento di celebrazione, riflessione e azione per promuovere i diritti delle donne in tutto il mondo.
La mimosa, con la sua connessione a questo capitolo significativo della storia femminile, continua a essere un simbolo tangibile di progresso e impegno per un futuro più equo.
La mimosa, con il suo nome botanico acacia dealbata, è un fiore dal fascino unico che incanta i nostri sensi. Originaria dell’Australia, questa pianta è stata introdotta in Europa nel 19° secolo e ha rapidamente conquistato il cuore di molte culture, diventando un simbolo di gioia e vitalità.
La mimosa è spesso regalata insieme alle classiche rose rosse. Mentre le rose simboleggiano l’amore romantico, la mimosa aggiunge uno strato di apprezzamento e rispetto alle donne. L’unione di queste due meraviglie floreali diventa un gesto carico di significato, esprimendo affetto, ammirazione e riconoscimento per la forza e la bellezza delle donne.
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I prodotti fitosanitari, noti anche con il termine di “agrofarmaci”, “fitofarmaci”, “antiparassitari” o “pesticidi”, sono utilizzati per il controllo di qualsiasi organismo nocivo per le piante coltivate (insetti, acari, funghi, batteri, roditori, ecc.), oltre che per l’eliminazione delle erbe infestanti e la regolazione dei processi fisiologici dei vegetali. Dai prodotti fitosanitari sono comunque esclusi i fertilizzanti, ovvero i prodotti utilizzati per la nutrizione delle specie vegetali coltivate e per il miglioramento della fertilità del terreno.
Dagli ultimi regolamenti europei riguardanti la revisione dei prodotti fitosanitari si evince che la tendenza è quella che porterà alla riduzione del numero delle sostanze attive ammesse e inevitabilmente ciò porta all’attualità il tema delle resistenze agli agrofarmaci.
Con il termine resistenza si intende una riduzione della sensibilità di un organismo (patogeno o fitofago) nei confronti di una sostanza attiva che può venire ereditata dalla progenie, compromettendone l’efficacia. La prevenzione dello sviluppo della resistenza alle sostanze attive è pertanto un aspetto importante da tenere in considerazione nell’impostazione delle strategie di difesa e diserbo, per cui diventa necessario conoscere i meccanismi chimici attraverso i quali agiscono i prodotti agrofarmaci.
Con l’acronimo MoA (Mode of Action – Modalità d’azione) viene identificata la modalità di azione di una sostanza attiva nei confronti degli organismi bersaglio. Sostanze attive aventi la stessa modalità d’azione, usate ripetutamente sulla stessa coltura, su uno stesso appezzamento di terreno o nella medesima zona, possono portare all’insorgere di resistenza da parte dell’avversità da controllare. L’impiego ripetuto della stessa sostanza attiva, infatti, esercita una pressione favorevole nei riguardi degli individui resistenti avvantaggiandoli rispetto a quelli sensibili.
Per evitare l’insorgere delle resistenze è necessario gestire l’impiego dei prodotti fitosanitari con appropriate strategie di difesa che mantengano inalterata anche in futuro l’efficacia delle diverse sostanze attive. Infatti, la buona pratica agricola impone di alternare, nell’arco del ciclo colturale, sulla medesima avversità, agrofarmaci aventi modalità di azione diversa.
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I funghi fitopatogeni hanno messo in atto meccanismi metabolici per arginare l’azione tossica delle molecole chimiche. Alcuni funghi patogeni sono in grado di alterare bio-chimicamente il sito recettore della molecola chimica in modo da non renderlo più compatibile con la molecola fungicida, altri sviluppano un percorso metabolico alternativo, altri ancora riescono a disattivare la molecola chimica stessa.
In base al meccanismo di azione dei fungicidi è possibile distinguere:
La comparsa della resistenza si evidenzia con la mancanza totale o parziale di attività fungicida che porta l’agricoltore ad aumentare sempre di più le dosi di applicazione e i numeri di trattamenti al fine di contenere i danni della malattia entro limiti accettabili.
La classificazione dei fungicidi si basa sull’attribuzione di codici FRAC a gruppi di principi attivi che si differenziano in base all’azione metabolica del fungo su cui essi agiscono ed è consultabile sul sito FRAC (www.frac.info).
A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice FRAC e relativo meccanismo di azione.
| CODICE FRAC | MECCANISMO D’AZIONE (MoA) | Esempio p.a. |
| 4 | METABOLISMO DEGLI ACIDI NUCLEICI | metalaxil |
| 8 | METABOLISMO DEGLI ACIDI NUCLEICI | bupirimate |
| 22 | CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI | zoxamide |
| 43 | CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI | fluopicolide |
| 50 | CITOSCHELETRO E PROTEINE MOTRICI | metrafenone |
| 7 | RESPIRAZIONE | flutolanil/boscalid/fluopyram |
| 11 | RESPIRAZIONE | pyraclostrobin/azoxystrobin |
| 11 | RESPIRAZIONE | kresoxim-methyl/trifloxystrobin |
| 45 | RESPIRAZIONE | ametocradina |
| 9 | AMINOACIDI E SINTESI PROTEICA | ciprodinil/pirimetanil/
mepanipirim |
| 12 | TRASDUZIONE DI SEGNALE | fludioxonil |
| 14 | SINTESI DEI LIPIDI O TRASPORTO/INTEGRITA’ DI MEMBRANA O DI FUNZIONE | tolcoflos-metile |
| 28 | SINTESI DEI LIPIDI O TRASPORTO/INTEGRITA’ DI MEMBRANA O DI FUNZIONE | propamocarb |
| 3 | BIOSINTESI DI STEROLO NELLE MEMBRANE (Fung. DMI – IBE classe I) | difenoconazolo/
penconazolo |
| 3 | BIOSINTESI DI STEROLO NELLE MEMBRANE (Fung. DMI – IBE classe I) | tetraconazolo/triticonazolo |
| 40 | BIOSINTSI DELLA PARETE CELLULARE | mandipropamid |
| 27 | MECCANISMO DI AZIONE SCONOSCIUTO | cymoxanil |
| M01 | PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO | rame |
| M02 | PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO | zolfo |
| M03 | PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO | metiram |
| M04 | PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO | folpet/captano |
| M09 | PRODOTTI CHIMICI CON AZIONE MULTISITO | ditianon |
| NC | NON CLASSIFICATO | oli minerali/oli inorganici |
| NC | NON CLASSIFICATO | sali inorganici/bic. di potassio |
| NC | NON CLASSIFICATO | materiale di origine biologica |
| P 01 | INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE | acibenzolar-S-metile |
| P 04 | INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE | laminarina |
| P 07 | INDUZIONE DELLE DIFESE NELLA PIANTA OSPITE | fosetil-Al/acido fosforoso |
| BM 01 | PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE | eugenolo, geraniolo, timolo |
| BM 02 | PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE | Bacillus spp, Coniothyrium spp |
| BM 02 | PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE | Pseudomonas spp, Saccharomyces spp |
| BM 02 | PRODOTTI BIOLOGICI CON PIU’ MODALITA’ DI AZIONE | Streptomyces spp, Trichoderma spp |
Per quanto riguarda gli insetti l’instaurarsi di fenomeni di resistenza agli insetticidi dipende dalle caratteristiche della specie dannosa considerata (velocità di sviluppo e numero di generazioni annuali) e al suo ruolo nella coltura considerata, che può implicare ripetuti interventi di difesa. Anche le caratteristiche del prodotto utilizzato come persistenza e numero di applicazioni sono importanti da considerare.
La banca dati dell’IRAC che raggruppa le sostanze attive ad azione insetticida in base alla loro modalità di azione (MoA) è consultabile sul sito IRAC (www.irac-online.org).
CONSIGLI UTILI SULLE MISCELE DI INSETTICIDI
Le miscele di insetticidi (nel serbatoio o in miscela pre-formulata) sono usate per diversi scopi. Se usate in un programma di rotazione dei prodotti, le miscele possono fornire un valido ausilio nel controllo delle resistenze.
Le seguenti considerazioni sono importanti nella gestione delle resistenze in caso di miscele di insetticidi:
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A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice IRAC e relativo meccanismo di azione.
| CODICE IRAC | MECCANISMO D’AZIONE (MoA) | Esempio p.a. |
| 1 | INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI (AChE) | pirimicarb |
| 1 | INIBITORI DELL’ACETILCOLINESTERASI (AChE) | fosmet |
| 3 | MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO | cipermetrina, deltametrina, esfenvalerate |
| 3 | MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO | etofenprox, lambda-cialotrina, tau-fluvalinate |
| 3 | MODULATORI DEL CANALE DEL SODIO | teflutrin, piretrine (piretro) |
| 4 | ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA | acetamiprid |
| 4 | ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA | sulfoxaflor |
| 4 | ACETILCOLINA MIMETICI, AGONISTI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA | flupyradifurone |
| 5 | ATTIVATORI ALLOSTERICI DEL RECETTORE NICOTINICO DELL’ACETILCOLINA | spinosad, spinetoram |
| 6 | ATTIVATORI DEL CANALE DEL CLORO | abamectina, emamectina benzoato, milbemectina |
| 7 | ANALOGO DELL’ORMONE GIOVANILE | piriproxifen |
| 10 | INIBITORE DELLA CRESCITA DEGLI ACARI | clofentezine, exitiazox |
| 10 | INIBITORE DELLA CRESCITA DEGLI ACARI | etoxazole |
| 11 | INTERFERENTE MICROBICO DELLE MEMBRANE DELL’INTESTINO MEDIO | Bacillus thuringiensis subsp. aizawai |
| 11 | INTERFERENTE MICROBICO DELLE MEMBRANE DELL’INTESTINO MEDIO | Bacillus thuringiensis subsp. Kurstaki |
| 16 | INIBITORI DELLA BIOSINTESI DELLA CHITINA | buprofezin |
| 18 | ANALOGHI DELL’ORMONE DELLA MUTA DELL’ECDISONE | metossifenozide, tebufenozide |
| 20 | INIBITORI DEL COMPLESSO III MITOCONTRIALE | acequinocil |
| 20 | INIBITORI DEL COMPLESSO III MITOCONTRIALE | bifenazate |
| 21 | INIBITORI DEL COMPLESSO I MITOCONTRIALE | fenazaquin, fenpiroximate, pyridaben |
| 22 | BLOCCO DEI CANALI DEL SODIO | metaflumizone |
| 23 | INIBITORE DELL’ACETILCOENZIMA CARBOSSILASI | spiromesifen, spirotetramat |
| 25 | REGOLATORE DELLA CRESCITA | cyflumetofen |
| 28 | MODULATORE AGONISTA DEI RECETTORI RIANODINICI | cyantraniliprole, clorantraniliprole |
| 29 | MODULATORE DI ORGANI CORDOTONALI | flonicamid |
| UN | COMPOSTI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO | azadiractina |
| UN | COMPOSTI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO | zolfo |
| UNM | DISGREGATORI MECCANICI E FISICI NON SPECIFICI | Olio minerale |
| UNF | AGENTI FUNGINI CON SITO DI AZIONE NON-CONOSCIUTO O INCERTO | Beauveria bassiana, Paecylomices fumosoroseus |
Tra le specie infestanti vi è un numero limitato di piante che naturalmente riescono a sopravvivere nonostante il trattamento erbicida. L’uso ripetuto sullo stesso terreno di uno stesso erbicida o di principi attivi diversi aventi lo stesso meccanismo di azione porta all’eliminazione delle piante sensibili mantenendo quelle resistenti che tendono a moltiplicarsi selezionando popolazioni resistenti.
Le malerbe acquisiscono resistenza agli erbicidi attraverso due meccanismi:
Al fine di facilitare la scelta degli erbicidi per la gestione delle resistenze, il comitato di azione sulla resistenza degli erbicidi HRAC ha codificato ciascun meccanismo di azione con una lettera dell’alfabeto (A, B, C ecc.); nel caso in cui l’erbicida agisca in siti diversi è stato aggiunto anche un numero per ogni sottogruppo (C1, C2 ecc.). Quindi, per impostare un corretto piano di diserbo, basterà alternare o miscelare gli erbicidi contrassegnati da lettere diverse.
A titolo esemplificativo nella tabella sottostante si riportano alcuni principi attivi con loro codice HRAC e relativo meccanismo di azione.
| GRUPPO | MECCANISMO DI AZIONE (MoA) | Esempio p.a. |
| A | Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) | propaquizafop, cletodim, fenoxaprop-p-etile |
| A | Inibitori Acetil-CoA Carbossilasi (ACCasi) | fluazifop-p-butile, quizalofop-p-etile puro |
| B | Inibitori Acetolattaso sintasi (ALS) | imazamox |
| C1 | Inibizione fotosintesi a livello del fotosistema II – Serine 264 | fenmedifam, lenacil, metribuzin |
| C3 | Inibizione fotosintesi a livello fotosistema II – Istidine 215 | piridate, bentazone |
| E | Inibizione enzima protoporfirinogeno ossidasi (PPO) | oxyfluorfen, pyraflufen-etile |
| F3 | Inibizione biosintesi dei carotenoidi | clomazone |
| G | Inibitori dell’enzima EPSP sintetasi | glifosate |
| K1 | Inibizione dell’assemblaggio dei microtubuli | pendimetalin, propizamide |
| K3 | Inibizione della divisione cellulare | metazaclor |
| L | Inibizione della sintesi parete cellulare (cellulosa) | isoxaben |
| O | Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) | 2,4-D, MCPA, clopiralid, fluroxipir |
| O | Azione simile all’acido indolacetico (auxine sintetiche) | triclopir, dicamba |
| NC | Meccanismo sconosciuto | acido pelargonico |
Il panorama fitosanitario nel breve periodo sarà rappresentato da pochi prodotti agrofarmaci ovvero pochi principi attivi che rimarranno e che dovranno essere preservati, pertanto, dovremmo averne particolarmente cura con un utilizzo razionale possibilmente integrandoli a prodotti alternativi, biostimolanti, corroboranti o ad altri a basso impatto ambientale affinché si riduca l’effetto residuale sui prodotti commestibili e l’impatto chimico sull’ambiente agricolo.
Per maggiori informazioni può essere utile la consultazione dei seguenti siti:
Articolo di Elisabetta Massi
Si è conclusa la settima edizione del Myplant & Garden, la fiera internazionale che si è tenuta a Milano dal 21 al 23 Febbraio compreso e che ha visto una grande partecipazione sia di visitatori che di espositori. Anche il nostro stand è stato frequentatissimo, grande interesse hanno riscosso i nostri prodotti: bouquet e rose Fairtrade, le piante di proteaceae e per il vasto assortimento del nostro reparto dedicato ai prodotti per l’agricoltura.
Un grazie a tutti coloro che ci hanno fatto visita.
Ruscus (Danae Racemosa L.)
Le coltivazioni di fronda ornamentale hanno assunto negli ultimi decenni una crescente importanza nel panorama floricolo italiano. Un posto di primo piano è rappresentato dal Ruscus, la cui coltivazione come fronda recisa risale agli anni ’20 del secolo scorso in Liguria, per poi diffondersi su larga scala anche in altri comprensori italiani moltiplicando la sua superficie coltivata.
La crescente importanza della coltura e la necessità di una specializzazione degli operatori hanno prodotto nel tempo una richiesta di maggiore conoscenza delle esigenze e delle potenzialità colturali di questa specie, al fine di ottenere produzioni superiori sia in termini di quantità che di qualità e di razionalizzare le operazioni colturali attraverso una corretta gestione della pianta.
Descrizione della pianta
Il Ruscus appartiene alla famiglia delle Liliaceae (oppure Asparagaceae secondo altre classificazioni); è una specie erbacea sempreverde, originaria del Nord della Siria e dell’Iran ed introdotta in Europa nel 1713. Si caratterizza per la presenza di steli ramificati (le fronde) con un asse centrale robusto ed eretto, con ramificazioni che portano 2-10 fillocladi (steli appiattiti con aspetto di foglie) laterali inseriti con disposizione alterna; l’apice della singola ramificazione reca l’infiorescenza oppure è abortito.
L’altezza della fronda varia da 10-15 cm nelle piante più giovani, fino ad arrivare a 120 cm su piante adulte e vigorose con numero di fillocladi che varia da 10 ad oltre 300.
Gli internodi hanno la lunghezza maggiore nella parte basale e mediana della fronda e minore in quella apicale. I fillocladi sono di forma ovato-lanceolata leggermente asimmetrici di colore verde scuro, lucidi; le loro dimensioni sono maggiori nella parte mediana e basale della fronda e minori nonché di forma più allungata nella parte apicale.
Il fiore è un’infiorescenza composta da 2-7 fiori bianco giallastri brevemente peduncolati e il frutto è una bacca sferica che maturando diventa color rosso arancio di consistenza carnosa di 1-1,5 cm di diametro.
La parte sotterranea della pianta comprende un corto rizoma (n.d.r. fusto modificato sotterraneo con andamento orizzontale) su cui sono inserite numerose gemme di colore bianco giallastro disposte in gruppi, esternamente ricoperte da squame.
Le radici sono carnose, spesse e robuste di colore biancastro, poco ramificate ed inserite su tutta la lunghezza del rizoma.
Le fronde emergono dal terreno in un periodo molto ristretto (fine marzo-metà aprile); inizialmente hanno l’aspetto dei turioni come nell’asparago, con le ramificazioni ricoperte dalle scaglie (che rappresentano le vere foglie).
Propagazione
Il Ruscus si riproduce per seme prodotto annualmente, la raccolta di esso si effettua tra febbraio e marzo quando la bacca è rossa e leggermente raggrinzita. La semina avviene a marzo dello stesso anno, dopo aver ripulito bene i semi dai tegumenti. Il letto di semina deve essere preparato su terreno sciolto e ammendato con sabbia e torba; dopo averlo livellato e spianato si distribuiscono i semi a spaglio che poi saranno ricoperti da un leggero strato di torba o terriccio.
Il semenzaio deve essere coperto con una rete ombreggiante su tutti i lati. La germinazione avviene dopo 8/10 mesi, le plantule rimangono in semenzaio circa 2 anni, tempo necessario alla formazione di un buon apparato radicale e all’emissione di 1-2 turioni. Successivamente le piantine vengono trasferite in vivaio per altri due anni, in questo periodo la pianta svilupperà il rizoma ed un numero più elevato di turioni.
In vivaio le piante vengono trapiantate ad una distanza di circa 5 cm l’una dall’altra su terreno ben lavorato e drenato, arricchito di sostanza organica. In questa fase si iniziano le più comuni pratiche colturali, leggere irrigazioni, fertirrigazione completa a bassa concentrazione e trattamenti antiparassitari. Le piante ottenute da seme vanno in produzione dal 5-6° anno dalla semina.
La moltiplicazione del Ruscus può essere fatta anche per divisione di ceppaia utilizzando piante madri adulte di diversi anni; si effettua quando la parte aerea è in stasi vegetativa.
Esigenze di terreno ed impianto
Il Ruscus predilige terreni di medio impasto, sciolti ben drenanti, freschi, ricchi di sostanza organica con pH compreso tra 5,5 e 7.
Prima dell’impianto è opportuno fare un’analisi chimico-fisica del terreno al fine di effettuare un’idonea correzione al momento della preparazione dello stesso. Il terreno deve essere lavorato ad una profondità di 40-50 cm per facilitare lo sgrondo delle acque. Con questa operazione si provvede all’interramento di concime organico di base quindi si procederà ad una fresatura per sminuzzare le zolle. Con una seconda fresatura, limitata alla superficie da piantare, si provvederà all’interramento di eventuali altri concimi, ammendanti e correttivi se necessari.
La messa a dimora delle piantine va effettuata da settembre a febbraio sia per piante provenienti da seme che per piante provenienti da divisione di ceppaia; la densità è di circa 10 piante/mq con distanza di 40-50 cm fra le piante e di 80 cm fra le file. Per contenere le erbe infestanti si può effettuare una pacciamatura con lolla di riso o corteccia di pino. In alternativa si possono utilizzare prodotti diserbanti ad azione anti-germinante.
Esigenze ambientali
Il Ruscus è una pianta sciafila (predilige l’ombra), con scarse esigenze di luce (in natura è diffusa nel sottobosco); la riduzione di energia radiante viene ottenuta tramite applicazioni di reti ombreggianti. La copertura ombreggiante viene sistemata a 2-2,5 metri di altezza; in genere si usano reti in polietilene di colore verde o nero. La scelta della tipologia di ombreggio varia in funzione dell’esposizione del terreno e della regione in cui avviene la coltivazione.
Il livello di ombreggiamento influisce da un lato sulla crescita della pianta, dall’altro sulle caratteristiche morfologiche ed ornamentali della fronda. Al crescere dell’ombreggiamento l’altezza della fronda aumenta, mentre diminuisce il numero di fillocladi totale e il numero di ramificazioni, pertanto gli internodi tendono ad allungarsi. Inoltre, aumenta la dimensione media dei fillocladi, ma non viene influenzata la loro forma.
Il colore della fronda è più chiaro con ombreggiamenti dal 70%-80%, è invece molto più scuro con ombreggio sopra il 90%.
La produzione di fronda in termini di peso risulta simile con ombreggiamenti che vanno dal 70%-80%, cala leggermente con ombreggiamenti del 85-90% mentre diminuisce in maniera consistente con ombreggi sopra il 90%. All’aumento dell’ombreggio sopra il 90% diminuisce il numero di fronde prodotte.
La temperatura influisce sia sulla velocità di accrescimento che sulla modalità di sviluppo dei singoli organi. La resistenza al gelo è accertata almeno fino a -5°C. Ad una temperatura di 6°C protratta per un certo periodo i turioni si allungano al ritmo di 4 cm al mese, mentre a 24°C l’allungamento è di 3-4 cm al giorno. A 6°C l’espansione dei fillocladi viene ritardata rispetto al normale sviluppo della fronda, cosicché la fase di turione si prolunga, producendo steli anche di 70-80 cm di lunghezza; le fronde che si sviluppano a questa temperatura sono molto vigorose con lunghezza a volte superiore a 1,2 m.
Una temperatura elevata favorisce la formazione di un maggior numero di gemme che via via differenziano la fronda al loro apice. Le fronde già differenziate all’interno delle gemme tendono a deperire dopo alcuni mesi di permanenza ad alta temperatura. È infatti necessario che le gemme siano sottoposte a basse temperature (vernalizzazione) affinché la differenziazione dei fillocladi giunga a termine e si abbia la formazione dei turioni. In condizioni normali di coltivazione, nel periodo freddo, si ha la vernalizzazione delle gemme formatesi in estate e l’emergenza della fronda a fine inverno, quando le crescenti temperature favoriscono un rapido allungamento dei turioni.
Ritmo di crescita ed asporti della pianta
Fra giugno e novembre si verifica un accrescimento del rizoma con massima intensità tra giugno e settembre, contemporaneamente avviene lo sviluppo dell’apparato radicale. Successivamente, tra dicembre e marzo si verifica una stasi nell’accrescimento della parte ipogea (sottoterra) con la pianta che si prepara ad emettere nuove fronde.
Di seguito le fasi di sviluppo della fronda e periodi dell’anno:
Inizio germogliamento: fine gennaio
Inizio levata: marzo – aprile
Distensione dei cladodi: aprile – maggio
Inscurimento (da verde chiaro a verde scuro): giugno
Maturazione: giugno – primi luglio
Quindi nel secondo semestre dell’anno abbiamo una situazione statica per quanto riguarda il peso della fronda, eccetto il periodo agosto-novembre in cui si ha l’accrescimento dei frutti. La pianta è quindi in crescita continua nel corso dell’anno; crescita che riguarda i vari organi col succedersi delle condizioni stagionali.
Concimazione
Fondamentale è la somministrazione della sostanza organica in superficie, utile a mantenere buone condizioni di struttura superficiale del terreno e condizioni microclimatiche favorevoli allo sviluppo del rizoma (parte del fusto sotterraneo che funge da radice). Di solito la somministrazione di sostanza organica viene eseguita con cadenza annuale a fine autunno-inizio inverno. Si consideri che il 5-10% dell’azoto somministrato attraverso la sostanza organica viene utilizzato effettivamente dalla pianta. Il periodo di maggiore utilizzo degli elementi nutritivi corrisponde alle fasi fenologiche che vanno dall’inizio della levata dei germogli alla distensione dei cladodi, momento in cui si produce gran parte della biomassa vegetale.
Per effettuare una concimazione di mantenimento precisa per l’appezzamento considerato è fortemente consigliabile fare un’analisi del terreno ad anni alterni per impostare un piano di concimazione che tenga conto effettivamente, in base alle asportazioni della coltura, di quello che il terreno già possiede e ciò che è necessario reintegrare.
Uno schema teorico di intervento per la concimazione del Ruscus potrebbe essere il seguente:
Modalità di raccolta delle fronde
L’emissione dei turioni comincia ad inizio primavera, la maturazione della fronda è completa ad inizio estate e questa si conserva in ottimo stato per lungo tempo, permettendo di estendere il periodo di raccolta per la maggior parte dell’anno secondo le richieste del mercato.
La raccolta viene effettuata a scalare, raccogliendo la fronda più matura (di colorazione più scura) per ogni pianta, fino a quando rimangono solo i nuovi germogli dell’anno successivo. È opportuno lasciare sulla pianta parte della vegetazione come “tiraggio” fino alla primavera successiva, per non deprimere troppo la vigoria della pianta. Se infatti le ultime fronde vengono raccolte prima che i nuovi getti raggiungano un certo sviluppo, le nuove fronde che si formano subiscono una riduzione di peso e di dimensione. Con taglio completo e precoce della vegetazione, prima del risveglio vegetativo, la produzione di fronde viene ridotta (circa il 60% in meno); ciò è imputabile ad una diminuzione di fronde emerse e ad una riduzione di peso delle medesime.
Nonostante ciò, gli agricoltori tendono a tagliare le ultime fronde vecchie della pianta già quando i turioni sono appena emersi, senza attendere il dispiegamento delle nuove fronde. Tale scelta è preferibile per due motivi:
La raccolta delle nuove fronde inizia generalmente a metà luglio ma, a volte, per motivi di richiesta sul mercato, viene anticipata a giugno quando la pianta non ha ancora assunto la consistenza definitiva per cui, in questo caso, la deperibilità del prodotto raccolto è maggiore.
Le fronde, una volta selezionate in base alla loro lunghezza, vengono commercializzate a peso (da 250-500 grammi) oppure a stelo (decine).
In generale le fronde ornamentali sono un elemento indispensabile per la decorazione floreale. Ciò che ha determinato il successo del Ruscus sono i suoi steli ramificati, le sue foglie lanceolate, il suo intenso colore verde ma soprattutto la sua resistenza e durata come stelo reciso.
Articolo di Elisabetta Massi
«IL NOSTRO
CUORE
BATTE
VERDE»
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FloraToscana è lieta di annunciare la sua partecipazione alla 40ª edizione della fiera IPM di Essen, in Germania, che avrà luogo dal 23 al 26 Gennaio 2024. Questo evento rappresenta un’opportunità straordinaria per condividere la bellezza e la qualità dei nostri prodotti con un pubblico internazionale.
Il nostro stand sarà un luogo di ispirazione e innovazione, dove i visitatori potranno immergersi in un atmosfera piena di colori e di profumi dei nostri prodotti.
Il nostro staff vi darà il benvenuto pronto a condividere la sua profonda conoscenza sulle piante e sui fiori e a rispondere a tutte le vostre domande e curiosità.
La speciale edizione-anniversario all’insegna del motto “Unser Herz schlägt grün” (In noi batte un cuore green) ha in serbo numerose novità per il pubblico specializzato internazionale. Forum di discussione, congressi, concorsi, tour guidati, live show, mostre speciali e altri eventi collaterali mettono al centro della scena del settore verde tematiche di attualità, offrono nuova ispirazione per il prossimo anno di esercizio e numerose opportunità di networking.
Fonte: https://www.ipm-essen.de
Vi aspettiamo per unirvi a noi in questo straordinario evento – HALL 2 – STAND A15
Gli eventi atmosferici anomali: L’eccesso idrico nelle piante e nel terreno
Gli eventi atmosferici anomali di qualche settimana fa ci avvertono e ci mettono in guardia che qualcosa sta cambiando…
Frasi fatte del tipo “non ci sono più le stagioni intermedie di una volta” e “tutto si sta tropicalizzando” significano veramente che la tendenza è quella alla tropicalizzazione del clima mediterraneo. Ciò determina uno sconvolgimento degli equilibri naturali e comporta numerosi rischi sia per gli esseri umani che per le altre forme di vita sulla Terra.
L’incremento del riscaldamento globale determina un aumento dell’evapotraspitrazione. L’EVT è una grandezza fisica usata in agrometeorologia: è definita come la quantità di acqua che passa nell’aria allo stato di vapore per effetto della traspirazione delle piante e dell’evaporazione dagli specchi d’acqua, dal terreno.
Altro effetto del riscaldamento globale è anche la modifica della frequenza e dell’intensità delle piogge e della quantità che cade in una determinata regione.
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Il ristagno idrico è una particolare situazione caratterizzata da un contenuto di acqua del suolo superiore a quella che il suolo stesso può contenere (capacità di campo).
Esistono due tipi di ristagno idrico:
Tali effetti si manifestano sul terreno, sulle piante coltivate e sull’attività agricola.
Il terreno è costituito da particelle solide e da spazi vuoti che sono occupati da aria e talvolta da acqua. Quando piove l’acqua riempie questi spazi vuoti per cui l’eccesso di acqua provoca un’insufficiente aerazione. Le radici delle piante non hanno più a disposizione aria: in questa situazione prende il sopravvento l’attività dei batteri anaerobici (quelli che non hanno bisogno dell’aria per sopravvivere) che di solito sono dannosi alle piante.
Tuttavia, condizioni di ristagno idrico che permangono sul terreno per un periodo di tempo limitato (alcune ore) non provocano effetti negativi, l’effetto nocivo comincia a diventare evidente quando il ristagno si protrae per qualche giorno.
Per quanto riguarda gli effetti negativi sulle piante si hanno delle azioni dirette dovute dal tipo di coltura, dall’età della pianta, dallo stato vegetativo in cui si trova al momento del ristagno idrico. L’effetto più grave è la mancanza di ossigeno e conseguente riduzione dell’attività respiratoria delle radici. In questa situazione l’assorbimento degli elementi nutritivi viene meno e con questo anche lo sviluppo della pianta. Non ultima la possibilità di contrarre malattie causate da funghi patogeni vista la persistenza in acqua delle radici per lungo tempo.
QUALI TIPOLOGIE DI TERRENI SONO PIÙ SOGGETTE A RISTAGNO IDRICO?
I terreni sabbiosi sono permeabili in quanto ricchi di macropori e poveri di micropori. Questi ultimi sono quelli responsabili della risalita capillare dell’acqua e costituiscono il “magazzino” di accumulo dell’acqua. La ridotta presenza di micropori rende questo tipo di terreno molto sensibile alla siccità.
I terreni argillosi (contenenti più del 40% di argilla) sono ricchi di micropori per cui molto più suscettibili al ristagno idrico. Nel terreno è necessario mantenere equilibrio tra micropori e macropori e la permeabilità dei suoli dipende dai macropori.
Nel momento di riposo vegetativo il ristagno idrico non causa particolari problemi alle piante anche se permane diversi giorni. Durante la fase di attività vegetativa l’apparato radicale soffre la mancanza di ossigeno per cui le piante manifestano sofferenza con clorosi e progressivo ingiallimento delle foglie.
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COME EVITARE IL RISTAGNO IDRICO
Si tratta di interventi agronomici preventivi per favorire l’allontanamento dell’acqua prima che si accumuli sul terreno dove sono coltivate le nostre piante. Tali interventi devono essere attuati anche dopo che il danno si è verificato.
Questi interventi hanno l’obiettivo di allontanare l’acqua in eccesso, sia sulla superficie che nello strato esplorato dalle radici, cercando di non danneggiare le colture e di favorire l’immagazzinamento dell’acqua nel terreno per quanto possibile.
Le sistemazioni del terreno hanno sempre avuto una grande importanza sia per quanto riguarda le coltivazioni erbacee che per le coltivazioni arboree. Ciò che le sistemazioni agrarie dovevano e devono assicurare è garantire lo sviluppo delle colture e facilitare in pianura lo sgrondo delle acque.
Negli ultimi anni la diminuzione della piovosità annuale, unita alla concentrazione delle piogge in brevi periodi con un’intensità raramente riscontrata in precedenza, ha messo a dura prova l’efficienza della rete di scolo, per cui i ristagni idrici sono stati favoriti. Contestualmente si è assistito ad un aumento delle strutture in cemento (zone industriali, strade) che hanno ridotto le aree agricole e conseguentemente hanno interferito sulla rete di scolo che non sempre è stata sufficientemente ripristinata.
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Con alluvione si intende l’allagamento temporaneo di aree, che in condizioni normali non sono coperte di acqua, a causa di piogge abbondanti in un breve periodo di tempo o prolungate.
Un eccesso di precipitazioni può portare al superamento della capacità di assorbimento da parte del terreno e dei fiumi e torrenti che non riescono ad assolvere alla loro funzione di contenimento.
Le piogge intense e le frequenti alluvioni sono favorite dall’attività dell’uomo (deforestazione, urbanizzazione incontrollata, modifica dei corsi d’acqua, canalizzazione dei fiumi) che possono ridurre la capacità di assorbimento e favorire il deflusso superficiale dell’acqua.
Una delle cause dell’intensificazione delle alluvioni è da ricercarsi nella siccità. Periodi prolungati di siccità portano il suolo a seccarsi e a compattarsi rendendolo impermeabile e incapace di drenare l’acqua piovana.
A distanza di un mese dall’alluvione che ha colpito duramente alcune province della nostra regione si fa la stima dei danni nel settore vivaistico. Molte aziende vivaistiche si trovano al di sotto del livello dei fiumi e questo ha rallentato il deflusso dell’acqua esondata dai corsi minori, fungendo da cassa d’espansione.
Le piante rimaste troppi giorni immerse nell’acqua hanno subito un forte stress le cui ripercussioni si valuteranno nel lungo periodo.
A tal proposito è curiosa ed interessante una recente scoperta della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa riguardante la resistenza delle piante dopo situazioni di stress tipo alluvioni. I ricercatori l’attribuiscono alla presenza della proteina TOR, un sensore dell’energia, presente sia nelle piante che negli animali, che si attiva solo se l’organismo ha una buona riserva di energia e contribuisce ad aiutarlo in situazioni critiche.
Costituirebbe un adattamento delle piante a condizioni atmosferiche a cui assistiamo sempre più di frequente e che potrebbero compromettere i raccolti nonché le potenzialità di produzione delle aziende interessate.
Articolo di Elisabetta Massi
Autunno: stagione di preparazione
In agricoltura novembre, ed in genere l’autunno, è il momento della programmazione invernale per la stagione successiva in cui tutto si risveglierà.
Qualche consiglio utile di seguito…
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Nel nostro giardino si possono effettuare le lavorazioni del terreno prima delle gelate o comunque prima delle temperature basse invernali. Per quanto riguarda la concimazione di fondo è importante provvedere somministrando tanta sostanza organica e concimi a base di fosforo e potassio.
Per i nuovi impianti di arbusti e alberi è questo il momento giusto!
È necessario fare “pulizia” eliminando i rami secchi e danneggiati in quanto ricettacolo per eventuali funghi, batteri ed insetti. Dopo il taglio si consiglia di “disinfettare” con prodotti rameici ed insetticidi ammessi. Se si preferisce essere più “rispettosi” dell’ambiente si possono utilizzare i corroboranti che aumentano le difese delle piante.
Sono sostanze di origine naturale in grado di migliorare la resistenza delle piante nei confronti degli agenti patogeni e proteggere le stesse dai danni non parassitari. Non sono prodotti fitosanitari né fertilizzanti. Dai primi si differenziano perché agiscono sul vigore della pianta senza esplicare azione contro i parassiti, diversamente dai fertilizzanti non hanno funzione nutrizionale sulle piante.
Tra i corroboranti più noti si ricordano:
Le piante acidofile come le camelie, azalee, ortensie e rododendri vanno concimate con concimi a reazione acida e ad alto titolo di potassio che le proteggerà dalle basse temperature e ferro. Le ortensie dovranno essere potate per favorire la futura fioritura e trattate con prodotti a base di rame.
Per quanto riguarda il prato, con il freddo è doveroso effettuare tutte quelle cure che lo predispongano alla ripresa vegetativa ovvero la pulizia e il taglio del tappeto erboso. È fondamentale alzare l’altezza del taglio in modo che si protegga meglio, che possa sopperire alla minor luce con una superficie fogliare maggiore, per soffocare eventuali infestanti che, vista la maggior compattezza del prato, avranno a disposizione meno spazio per svilupparsi.
Togliere le foglie è un’operazione fondamentale per evitare che, rimanendo sul prato possano portare a processi di marcescenza con successivo sviluppo di funghi invernali. La concimazione autunnale prevede l’apporto di concime con alto titolo di potassio per preparare il prato all’inverno e promuovere la crescita vegetativa in primavera.
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Novembre è il mese della sistemazione del terreno e della preparazione per le colture della stagione successiva. La lavorazione dovrebbe assicurare la “rottura” del terreno per renderlo ben drenante, ciò faciliterebbe le lavorazioni primaverili. Per quanto riguarda le piantagioni, in questo mese si consigliano bulbi di aglio, cipolla e la semina delle leguminose, fave e piselli.
Nonostante l’inverno non sia una stagione particolarmente accogliente per le nostre piante per via delle temperature rigide e delle ridotte ore di luce esistono comunque delle colture che sopportano tali condizioni.
Si può dire che gli ortaggi invernali sono sia quelli che si piantano in tardo autunno e si svilupperanno fino alla fine dell’inverno come lattuga, spinaci, radicchio, bietola, carote nonché quelli che si piantano in estate come cavoli, porri e finocchi e si raccolgono in inverno.
Per mettere a dimora i piccoli alberi da frutto il periodo giusto è quello del riposo vegetativo ovvero da novembre a febbraio evitando i periodi in cui il terreno è gelato. Prima di piantare è sempre buona norma valutare se il terreno è adatto (i terreni asfittici non sono idonei per i peschi).
Nei frutteti già in produzione bisogna conservare alta la fertilità del terreno; ciò consente alle piante di immagazzinare una buona dose di elementi nutritivi nei tessuti di riserva del legno. Uno dei principali elementi da reintegrare prima del riposo invernale è il potassio, oltre a tanta sostanza organica al terreno che, in seguito all’attività della microflora batterica, si trasformerà in elementi nutritivi per la pianta. La sostanza organica sarà anche utile per migliorare la struttura del terreno, determinando una buona porosità e migliorando la capacità di ritenzione idrica.
L’inverno è la stagione in cui il frutteto blocca la sua attività vegetativa: gli alberi da frutto entrano in dormienza e cadono le foglie. Proprio queste ultime dovrebbero essere rimosse soprattutto se durante il ciclo produttivo le piante hanno subito attacchi di funghi, in particolare la bolla; il fungo sverna proprio sulle foglie vecchie a terra.
In questo periodo si effettuano i principali lavori di potatura, le basse temperatura ci mettono al riparo dalle principali malattie per il fatto che gli agenti patogeni rimangono quiescenti. Ma questo non ci deve ingannare poiché la stagione autunno-vernina è un momento chiave per effettuare i trattamenti di prevenzione da alcune malattie in quanto le spore e i microrganismi svernano sulle piante.
I principali alberi da frutto si dividono in due gruppi: pomacee (melo, pero) e drupacee (pesco, susino, albicocco, ciliegio).
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Cancri e disseccamenti rameali Prodotti rameici
Cocciniglia Olio minerale
Psilla Caolino
Cancro delle drupacee Prodotti rameici
Corineo, Batteriosi Prodotti rameici
Cocciniglia Olio minerale
Bolla, Cancro (o maculatura batterica) Prodotti rameici
Bolla, Corineo, Cancri rameali Prodotti a base di Dodina o Captano o Ziram
Cocciniglia bianca Olio minerale, prodotti a base di Pyriproxifen
*** I prodotti consigliati per i trattamenti in agricoltura convenzionale necessitano di un patentino per l’acquisto.
Bolla, Cancro (o maculatura batterica) Prodotti rameici
Cocciniglia bianca Olio minerale
Nell’oliveto, dopo la raccolta delle olive, è necessario effettuare le concimazioni autunnali che rivestono un ruolo essenziale nel favorire l’accumulo delle sostanze di riserva. In questa fase del ciclo si deve tener conto del fatto che la pianta tenderà ad accumulare sostanze nutritive di riserva affinché possa superare l’inverno, migliorare la ripresa vegetativa (differenziazione delle gemme) e limitare il fenomeno dell’alternanza di produzione.
La concimazione autunnale dovrebbe prediligere fosforo e potassio in associazione a concimi organici. Da evitare in questa fase la concimazione a base di azoto in quanto elemento facilmente dilavabile e lisciviabile. Se ne riparlerà alla ripresa vegetativa.
L’autunno è anche la stagione della semina dei cereali autunno-vernini: frumento duro, frumento tenero, orzo, avena, farro, segale. Sono piante microterme ovvero sopravvivono a basse temperature per cui possono essere seminati nel tardo autunno per essere raccolti ad inizio estate. La concimazione di fondo è molto importante perché azoto e fosforo sono necessari fin dalle prime fasi di sviluppo. Il rischio è quello che l’azoto, vada sprecato invece di essere disponibile quando serve, in quanto elemento mobile e facilmente dilavabile. La soluzione può essere quella di utilizzare concimi contenenti elementi a cessione controllata che rilasciano l’azoto gradualmente in base alle esigenze nutritive della pianta in questione.
In quasi tutti i contesti che abbiamo analizzato si è avuto modo di constatare che ciò che dobbiamo apportare al terreno in questo periodo sono i concimi organici e concimi a base di potassio. Il potassio è un elemento che svolge importanti funzioni, tra cui quella di migliorare la turgidità dei tessuti rendendo la pianta maggiormente resistente agli stress abiotici (freddo) e biotici (funghi e batteri).
La sostanza organica ha un ruolo di fondamentale importanza nel suolo. Ha un effetto diretto sulla crescita delle piante grazie alla sua influenza sulle proprietà fisiche, chimiche e biologiche del terreno. Le sue funzioni biologiche vengono svolte come substrato alimentare per gli organismi animali e microrganismi che attraverso fermentazioni, decomposizioni e trasformazioni contribuiscono alla formazione dell’humus, prodotto da cui si liberano elementi minerali e composti organici semplici utili per la nutrizione delle nostre piante.
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Articolo di Elisabetta Massi
Novembre il mese dell’Agrifoglio
Il suo nome botanico è ILEX AQUIFOLIUM; Il termine Ilex deriva dal nome latino del leccio (Quercus ilex), utilizzato da Linneo come nome generico dell’agrifoglio per le foglie simili; secondo alcuni autori forse è derivato dal greco ὑλήεις hyléeis boscoso, selvoso. L’epiteto specifico aquifolium proviene da ácus -acútus ago, acuto e folium foglia: con foglie spiniose.
Tra le specie e varietà, I. aquifolium: detto anche ‘Alloro spinoso’ e ‘Pungitopo maggiore’; originario dell’Europa, Nord Africa e Asia occidentale, è una specie sempreverde, comune decorazione natalizia dell’emisfero occidentale; foglie lucide verdi scure; è una specie dioiche, ovvero presenta fiori maschili e femminili su piante separate; i frutti sono drupe rosse a maturazione e persistono per tutto l’inverno
L’agrifoglio è una pianta tipicamente da esterno, prospera in luoghi umidi e miti. E’ una pianta che ama un terreno di medio impasto, profondo, friabili, ben drenato e ricco di sostanza organica in una posizione soleggiata o semiombreggiata.
La cura dell’agrifoglio è relativamente semplice. La pianta va innaffiata regolarmente, soprattutto durante i periodi di siccità. È importante evitare di lasciare asciugare completamente il terreno. Nel periodo primaverile-estivo è consigliabile concimare la pianta con un fertilizzante organico.
In autunno concimare abbondantemente con una concimazione organica, incorporando l’humus nel terreno.
La potatura dell’agrifoglio va effettuata in autunno, dopo la caduta delle foglie. La potatura serve a mantenere la pianta in forma e a favorire la produzione di nuovi germogli.
L’agrifoglio è una pianta molto resistente alle malattie e agli insetti. Tuttavia, può essere attaccata dalla cocciniglia farinosa, da afidi e da ruggine. In caso di infestazioni, è necessario intervenire con prodotti specifici.
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L’agrifoglio e il Natale
L’agrifoglio è una pianta sempreverde che viene utilizzata da secoli durante le festività natalizie. Le sue bacche rosse, infatti, sono un simbolo classico del Natale.
L’origine di questo legame è molto antica. I Celti, che abitavano l’Europa occidentale prima dell’arrivo dei Romani, consideravano l’agrifoglio una pianta sacra. Credevano che le sue spine proteggessero dalle forze maligne e che le sue bacche rappresentassero il sangue dei loro antenati.
I Romani, che a loro volta adottarono l’agrifoglio come pianta sacra, lo associavano al dio Saturno, dio dell’agricoltura e della fertilità. Durante i Saturnali, un festival che si celebrava in inverno, i Romani usavano adornare le loro case con rami di agrifoglio per propiziarsi la buona sorte per l’anno nuovo.
Nel Medioevo, l’agrifoglio divenne un simbolo cristiano della nascita di Gesù Cristo. Le sue bacche rosse rappresentavano il sangue di Cristo, mentre le sue foglie spinose rappresentavano la corona di spine che Gesù indossava durante la sua Passione.
Oggi, l’agrifoglio è una delle piante più utilizzate per decorare le case durante le festività natalizie. È una pianta che porta con sé un significato simbolico di protezione, buon auspicio e rinascita.
Tra le composizioni floreali che si possono realizzare:
In conclusione, l’agrifoglio è un elemento versatile nelle composizioni floreali, particolarmente apprezzato durante la stagione invernale e natalizia. La sua combinazione di foglie lucide e bacche colorate lo rende un componente ideale per creare decorazioni e bouquet che trasmettano calore, festosità ed eleganza. Sia per decorare la casa durante il periodo natalizio che per abbellire matrimoni invernali o abbellire giardini, l’agrifoglio offre infinite possibilità creative.